RECENSIONE: Tutti Fenomeni - Merce Funebre (42 Records, 2020)
di Aniello De Stefano
Tutti Fenomeni sin dalle sue prime apparizioni è sempre stato un personaggio polarizzante: una vera e propria calamita, capace di attirare, di brano in brano, attorno a sé un numero sempre crescente di ascoltatori. Merce Funebre, la sua prima uscita discografica, è però una netta inversione di genere: abbandonando il piglio trap delle prime uscite l'artista romano si sposta su terreni di matrice indie-pop, quasi cantautoriali, affidandosi a Niccolò Contessa per la direzione artistica dell'album. I due sono riusciti nel creare un immaginario coerente e vivace, ma sarà altrettanto interessante?
Merce Funebre, interamente prodotto da Niccolò Contessa, ha molti punti in comune con quanto proposto da quest’ultimo ne’ I Cani: senza discostarsi troppo dalle sue radici Contessa è riuscito a dare al progetto un’identità propria, un cuore pulsante. Alternando momenti più intimi ad altri più scanzonati, e arrivando in alcuni casi a riprendere atmosfere da clubbing, l’album mantiene per tutta la sua durata una direzione sonora ben precisa ed omogenea. Una esplosione di suoni e di synth che tratteggia egregiamente la performance sporca ed opaca di Tutti Fenomeni, creando con la sua voce una amalgama perfetta. Uno dei pregi più evidenti dell'autore è la sua enorme versatilità, sia di cantato che di interpretazione, cosa che gli permette di non sfigurare nonostante la sua intonazione ballerina. Tutti Fenomeni è un vero e proprio maestro dello stonato ma intonato, al punto tale da riuscire a ritagliarsi sin da subito uno spazio nella mente dell’ascoltatore, creando una sindrome di dipendenza a mo' di tormentone estivo. È impossibile infatti rimanere impassibili davanti alle linee melodiche di Valori Aggiunti e Diabolik e non canticchiarne i rispettivi ritornelli.
Se però dal lato produzioni Merce Funebre è un piccolo gioiellino, un diamante grezzo, le note dolenti sono proprio la penna e l’indole di Tutti Fenomeni. Per tutta la durata dell’album l’artista propone all’ascoltatore una critica della società moderna, al vuotismo di valori e al piattume della scena musicale italiana (soprattutto quella indipendente). Nonostante l’obiettivo dichiarato sia quello di prendersi deliberatamente poco sul serio, è proprio questa attitudine eccessivamente caricaturale e satirica ad appiattire le tematiche trattate. Il citazionismo esasperato e i continui giochi di parole finiscono, a conti fatti, col banalizzare ciclicamente il tutto. La narrazione si riduce ad un didascalismo fine a sé stesso, alla ricerca ossessiva della frase ad effetto da poter estrapolare e postare sui vari social. Non mancano però degli spiragli di luce: Filosofia, Mogol e la già citata Valori Aggiunti sono da considerarsi difatti i veri highlights del disco.
Merce Funebre è un lavoro riuscito solamente a metà: la forza comunicativa ed espressiva di Tutti Fenomeni si scontra con una ripetitività di fondo che appiattisce e appesantisce l'ascolto. Nonostante un tappeto sonoro di rilievo l'album non riesce ad elevarsi al rango di ascolto consigliato, rimanendo piuttosto un prodotto di nicchia che farà felici gli appassionati del genere e chi è alla ricerca di un lavoro tra lo scanzonato e il finto impegnato, tanto in voga in questo momento.