«Mo chuisle mo chroi.»
«Che?!»
«Mo chuisle mo chroi.»
«Grazie, Erin.»
«Ascolta. Il suono delle parole. Non ti solleticano la lingua nel provare a pronunciarle?»
«Mo cuis... chrì.»
Ahahah. No, non posso ridergli in faccia, non...
«AHAHAHAH.»
«Come sarebbe...»
«AHAHAHAH.»
«Me ne vado.»
«Dai Seahl. DAI! No-n... non riesci a pronunciare. Mi spiace. Ma sei... così buffo!»
«Se non altro, ti faccio ridere, non piangere.»
«Già, Mo chuisle mo chroi.»
Ed eccola, di nuovo, sul suo volto s’apre quell’espressione corrucciata, sorpresa e sconfitta di chi non può comprendere il significato veloce di una cosa rimasta tua per troppo tempo.
«Qui.», gli indico il mio cuore. Poi, piano, alzo la mia mano e passando dal suo volto, lo accarezzo, gli prendo la sua mano e la porto sul mio cuore. Arrossisce un pò.
«Senti? Il battito del mio cuore: Mo chuisle mo chroi. Un modo gaelicamente elegante per dire, come mi muovi tu. Sei tu.»
© Erin, She never knows the taste of death, E.Pertile