“Mio padre ha una catena attorno al collo
è lunga nove miglia
e da ogni anello
pende il cuore di una fanciulla
che ha amato e tradito”
“Passò la mattina a casa di Andrea con il Braun, studiando gli ologrammi delle sette opere. Ogni pezzo era straordinario, a suo modo, ma tornò ripetutamente alla scatola che Virek le aveva mostrato per prima. Se avessi qui l’ originale, pensò, e togliessi il vetro, poi togliessi a uno a uno gli oggetti che sono dentro, cosa resterebbe? Cose inutili, una cornice di spazio, forse odore di polvere”
“Gli ci volle un mese, all’ Olandese e alla sua squadra, per rimettere insieme Turner. Clonarono un metro quadro di pelle, facendolo crescere su lastre di collageno e polisaccaridi di cartilagine di squalo. Comprarono gli occhi e i genitali sul mercato libero. Gli occhi erano verdi. Trascorse la maggior parte di questi tre mesi nella riproduzione ROM simstim di un’ infanzia idealizzata nel New England del secolo passato. Le visite dell’ Olandese erano grigi sogni mattutini, incubi che svanivano quando il cielo, fuori dalla sua finestra al secondo piano, si illuminava. Si sentiva l’ odore dei lillà a notte fonda. Leggeva Conan Doyle alla luce di una lampadina da 60 candele, dietro un paralume di pergamena decorato con immagini di velieri. Si masturbava nell’ odore delle lenzuola di cotone pulite e pensava alle ragazze delle partite di baseball.
L’ Olandese apriva una porta nel retro del suo cervello ed entrava per fargli delle domande, ma la mattina sua madre lo chiamava per la colazione: corn-flakes, uova e pancetta, caffé con latte e zucchero. E un giorno si svegliò in un letto estaneo, l’ Olandese stava in piedi vicino la finestra dalla quale si riversavano verde tropicale e sole abbacinante.
-Può tornare a casa Turner, abbiamo finito con lei, è come nuovo.”
Giù nel cyberspazio, W. Gibson











