“È inutile parlare di torti o di ragione. Può darsi che il torto sia tutto dalla mia parte, benché poi io non abbia davvero mai desiderato, neppure in sogno che le cose giungessero a questo punto. Voglio soltanto dirti che l’idea di separarmi da te mi ispira un sentimento di lacerazione e di sconforto che mi pare quasi insopportabile. Sono vent’anni che stiamo insieme e tu sei molto moltissimo per me e io non ho che te, in sostanza. [...] Io non so come farò se tu te ne vai. Io non ti prego di rimanere, ti prego soltanto di ascoltarmi. Almeno per un’ultima volta. La mia storia è così semplice. Io non ho che te e fuori del nostro matrimonio che è andato come è andato, non c’è che disordine e amarezza per me. Nella mia vita c’erano soltanto due cose che avessero una certa continuità: il mio rapporto con te e il mio lavoro. Ambedue queste cose avevano degli alti e dei bassi e certamente avrebbero potuto essere migliorate e rese più vive, pure erano le sole due cose che mi dessero l’impressione di stare al mondo per qualche fine. Non parlo adesso del lavoro, voglio parlare soltanto di te. Per me tu eri e sei una ragione di vita nel senso che i miei sentimenti migliori (tu forse non lo crederai) si indirizzavano naturalmente verso di te e mi davano l’illusione di un’esistenza non del tutto effimera ed utilitaria.”