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Nanomateriali nuovi
Milano 23 Maggio – Muone – atomo esotico costituito da un anti-muone e da un elettrone – chiuso dentro una gabbia a forma sferica. I muoni si comportano come sensore complementare ai neutroni, specialmente in ambito di magnetismo, superconduttività e trasporto di cariche.
(Foto: cortesia ISIS)
Una collaborazione fra ricercatori inglesi, danesi, brasiliani e tedeschi sta consentendo la messa a punto di una nuova tecnologia per evidenziare e trattare il cancro del seno.
I risultati dello studio sono stati pubblicati il Dicembre 2013 su Journal of Alloys and Compounds (Giornale delle leghe e dei composti).
Gli attuali metodi diagnostici, come la mammografia, sono in grado di rilevare fra il 65 e il 95% dei tumori: quindi è di primaria urgenza lo sviluppo di metodi d’indagine migliori.
Se non rilevato e trattato precocemente, il cancro al seno si può diffondere in altre zone corporee, aumentando la probabilità che la malattia diventi letale.
Per sviluppare un nuovo nano-composto che il team spera possa eventualmente portare a un rilevo precoce e a una terapia migliore del cancro al seno, il gruppo di ricercatori ha usato l’apparecchiatura Polaris della sorgente pulsata di creazione di neutroni e muoni ISIS, nel Laboratorio Rutherford Appleton (Harwell, Oxford, UK). ISIS genera fasci di neutroni e muoni che consentono agli scienziati di studiare i materiali a livello atomico utilizzando una serie di strumenti, frequentemente descritti come super-microscopi. Aiuta una comunità nazionale e internazionale di oltre duemila scienziati che impiegano i neutroni e i muoni per ricerche in fisica, chimica, scienza dei materiali, geologia, tecnica e biologia.
Il nuovo materiale sfrutta il fatto che le cellule cancerogene attraggono una molecola chiamata hydroxyapatite, un componente delle ossa. I ricercatori stanno sviluppando nanoparticelle magnetiche rivestite con un polimero biocompatibile che contiene nano cristalli di hydroxyapatite. Quando introdotte nel corpo, queste nanoparticelle dovrebbero dirigersi direttamente fin alle cellule cancerose e in tal modo renderebbero molto più agevole la rilevazione del tumore con una scansione RM.
Le nano particelle non solo sarebbero di aiuto nella scoperta del tumore, ma potrebbero anche contribuire a bloccare le metastasi verso altre zone corporee, poiché è conosciuto come l’hydroxyapatite sia in grado di eliminare quella particolare proprietà dell’ attività tumorale.
La fase successiva della ricerca sarà l’incorporazione di agenti antitumorali nelle nanoparticelle: la natura magnetica delle nanoparticelle consentirebbe di farle muovere verso la sede del tumore, servendosi di magneti posti fuori del corpo. Nel caso si potessero aggiungere alle particelle farmaci antitumorali, esse potrebbero essere utilizzate per far giungere il mezzo terapeutico direttamente nell’area tumorale, ottimizzando l’efficacia del trattamento e riducendo il rischio di effetti collaterali: immaginate una flotta di piccoli droni con armi anticancro, piazzati proprio dove servono.
La ricerca è ai primi stadi e prima che possa essere trasformata in un trattamento, secondo i ricercatori, ha necessità di studio approfondito.
da MedImaging.net
Alfredo Galassini














