Quanto la odiavo. Mi metteva la depressione proprio. Mi bastava vedere la sua faccia per incupirmi. Ma ero bambino. Non ho ironia né autoironia nemmeno adesso, figurarsi da piccoletto. Un personaggio così fuori dagli schemi non poteva che disorientarmi. Le attrici per me dovevano essere necessariamente belle e glamour, non concepivo alternative. Poi verso i dieci anni vidi la luce. Mi ricordo che ero a casa di mia zia e qualcuno faceva zapping e all’improvviso apparve il viso della Magnani in Bellissima. Mia zia saltò su attentissima e disse "lascia quella". Ora, mia zia non aveva mai manifestato nessuna predilezione cinematografica, a dire la verità non sembrava avere proprio nessun interesse per il cinema in sé. Vederla prendere fuoco, con una calma e una decisione che non avrei mai sospettato in lei, risvegliò il mio interesse e lì capii che fino a quel momento ero stato una testa di cazzo. Realizzai improvvisamente quanto era grande e diversa la Magnani. Pur amando Visconti, non mi è mai riuscito di farmi piacere Bellissima. La amo sicuramente in altri classici che non starò a citare, ma il film in cui le voglio più bene è uno degli ultimi, uno di quei film per la tv che diresse Alfredo Giannetti. La Sciantosa. Mi basta pensare al nome del suo personaggio -Flora Torres Bertuccioli- per provare un senso di tenerezza. Questa diva del cafè-chantant dimenticata da tutti tranne che dai creditori e restituita a una gloria effimera grazie all’offerta di cantare per i soldati al fronte. La scena di lei che intona O’ Surdato ‘Nnammurato è celebre. Ma il punto in cui io la trovo meravigliosa è quando ha appena accettato l’incarico ed è sulla scalinata del comando militare. Tutta acchittata saluta il codazzo di gente che le si è formato dietro. Volta loro le spalle. E poi -con un vero tocco di genio- torna a girarsi, solleva il braccio e sorridendo esclama "evviva!". Come riassumere un personaggio e un’epoca in un solo gesto. In questi giorni sto leggendo la biografia di Giancarlo Governi, che è un uomo che ammiro. Scrive con un garbo e una precisione d’altri tempi. Ha un amore contagioso per i personaggi e i tempi che fa rivivere, e spero un giorno (questo mercoledì) di stringergli la mano. Probabilmente lo ammiro tanto perché i suoi interessi mi ricordano mio padre e gli anni in cui ha vissuto, le cose che amava, i personaggi che seguiva. Tra questi, la Magnani. Oggi sono cento anni da quando è nata. Se fosse viva, Nannarella sarebbe una vecchiarella. Invece è morta l’anno che sono nato io, pochi mesi dopo. Sta cosa non so perché mi piace, essere vissuto per qualche mese mentre era viva lei.