Se continuano così rischiano di far diventare il 15 Maggio festa nazionale in Canada #TTZ #NBATipo "Toronto Raptors about their BIZness! #NBAVine #GAMESEVEN"
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Se continuano così rischiano di far diventare il 15 Maggio festa nazionale in Canada #TTZ #NBATipo "Toronto Raptors about their BIZness! #NBAVine #GAMESEVEN"
9 dita e.. mezzo!
Editoriale House Organ Orlandina- Virtus Bologna
Houston (Stati Uniti d’America), 1997. Un bambino di 11 anni sogna l’Nba. È l’orgoglio della famiglia, la meraviglia del quartiere. Tira bene e salta tanto, qualsiasi cosa gli sembra arrivabile.
Decide che deve schiacciare nel canestro appeso in giardino. Sistema l’anello di laurea della madre nell’anulare (negli USA consegnano un gioiello agli studenti che terminano gli studi), e parte. Schiaccia, ma il canestro è fissato al tabellone con dei chiodi che sporgono un po’, uno di questi gli s’infilza nel dito e, complice l’anello della madre, gli strappa pelle, tendini e muscoli, rendendone inevitabile l’amputazione.
Inizia così la storia di Gerald Green, il guerriero. Tutti si chiedono se riuscirà mai a giocare. Gli amici e i compagni lo prendono in giro, gli fanno con la mano il gesto dello “shocker”, di cui non svelo il volgare significato. Gerald non sente nessuno.
All’High School si conferma fenomeno. A 19 anni si dichiara eleggibile per il Draft Nba ’05, viene chiamato alla 18esima dai Celtics tra la diffidenza degli scouts. Nessuno sa della mano che il ragazzo tenta disperatamente di nascondere. Stern lo guarda e gli intima di uscirla dalla tasca. Il mistero è svelato. Sono tanti poi i pregiudizi su di lui, viene bocciato e nel 2009 è costretto ad andare via. Russia, Cina e poi in D-League. Tutto sembra perduto, ma Gerald non demorde. È il 2012, i Nets sono in difficoltà, gli propongono un contratto di 10 giorni. Green oggi è ancora in Nba (ai Suns).
A volte aspettando il momento giusto, non sfruttiamo quelli a disposizione. Capita di far male, ma non bisogna perdersi d’animo. Con Bologna dobbiamo dare tutto dagli spalti e sostenere i ragazzi. Ogni gara è importante e in casa il palazzetto dev’essere sempre pieno e caldo. Da qui alla fine del campionato sfruttiamo ogni occasione per dimostrare il nostro amore. L’Orlandina è una fede e in casa, in qualsiasi caso, lo abbiamo dimostrato, i protagonisti siamo sempre tutti noi.