Bambolina umida
C'è una bambola nell'angolo della vetrina della merceria, un negozio che sa di stoffa nuova, di mutande di cotone, di scampoli maltagliati, di color carne.
È un negozio femminile, da comari e sposine eccitate che cercano il pizzo, nel retrobottega le calze velate, la malizia, l'erotico ammiccare alla merciaia.
C'è quel venditore, che arriva dalla città, già sorride quando vede il ponte, quando sente l'umido del canale, quando parcheggia e vede la bambolina, lì.
Entra, la guarda, lo sa, aspetta che le ragazzette escano con il raso nella borsa e l'erezione nei pensieri. Ne gode la vista, l'emozione, se ne riempie.
Restano soli e la prima cosa che fa è prenderla per la vita, dedicarle il suo sorriso, e farla ballare. Con calma, con il sole, con la voglia, con l'amore morbido.
"Sei la mia bambolina", fa piano, la guida, la cinge, la stringe, la accarezza, la bacia, la palpa, la spoglia, e le sorride, e la bacia, e la porta dietro, e condensa la malizia conservata nelle scatole dei négligé, la bacia, la bacia, "umida, ora". Sorride, mentre lo dice.
Si stacca solo per turbarsi nella sua bellezza, nel suo pudico timore, nei suoi occhi innamorati. Commozione ed eccitazione, insieme, mentre ne penetra il sesso, senza perderne lo sguardo, senza attendere l'invito, con la calma concessa dal desiderio.
Sorridono, della bambola, del giocare adulto che hanno e del godere maturo che li ricopre.















