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Le costruzioni del freddo: le Neviere
Quando si pensa al Salento la sensazione che il suo nome evoca, è di sole, mare, cicale e terra rossa, ed è effettivamente così, qui l’estate inizia a maggio e spesso si protrae sino ad autunno inoltrato, costringendo speso a cercare refrigerio.
Ci sono luoghi in cui il ricordo dei tempi passati, si materializza in immagini espressive e materiali che riportano testimonianze del passato capaci di destare – a noi contemporanei – curiosità e meraviglia per la loro realizzazione, spesso povera e intuitiva data dall’utilizzo di materiali semplici e poveri ottenuti da ciò che l’ambiente circostante offriva.
Per godere del beneficio di avere bevande fresche nei mesi torridi o poter utilizzare in caso medico, l’unico modo era poter conservare la neve frutto di qualche abbondante nevicata avvenuta nei dintorni.
È probabile che le nevicate nel Salento, un tempo fossero più frequenti e di maggiore intensità, ce lo dice anche Cosimo De Giorgi nel suo volume La Provincia di Lecce, “E di queste neviere (egli scrive) ve n’ha parecchie in Terra d’Otranto. Questo ci rivela un fatto… che in tempi passati l’inverno correva più rigido, e la caduta della neve doveva essere più copiosa che non è oggigiorno. Il Cardami e il Coriger ci narrano di forti nevigate avvenute in tutta la provincia o in Lecce, nel 1448, 1457 e 1478. A questo aggiungerò un’altra notizia raccolta dalle cronache di Marcaurelio Fersini di Castrignano del Capo, nelle quali si legge che “al 18 settembre 1716 fu acqua terribilissima, e a 5 novembre dello stesso anno neve che montò quattro palmi” (l’equivalente di metri 1,30 c.). “I nostri vecchi rammentano la neve de’ 23 dicembre 1837…“
La neve raccolta poteva servire per svariati motivi, per conservare scorte alimenta, come riserva idrica d’acqua nei periodi torridi estivi e anche per curare febbri, ascessi e contusioni (crioterapia).
La neve veniva raccolta in luoghi esposti a nord in luoghi freschi e bui come grotte, sotterranei e cantine ma ben presto si rese necessario l’edificazione di costruzioni finalizzati alla conservazione di tale bene, dove la temperatura doveva rimanere pressoché costante, così nacque la neviera.
La tipologia architettonica variava da zona a zona. In alcuni parti del nord Salento, erano spesso ottenute nei vani delle cantine delle costruzioni gentilizie, mentre nel restante territorio si procedeva a uno scavo interrato vero e proprio per una profondità di circa di sei-sette metri a pianta quadrata o rettangolare con la copertura spesso a botte, oppure spesso la neviera aveva la conformazione di una vera e propria cisterna.
La neve come precedentemente detto, veniva raccolta e schiacciata nella neviera e coperta con strati di paglia, piume in modo da avere una funzione isolante per poterla conservare quanto più a lungo possibile, questa poi veniva venduta nei mercati all’inizio della stagione estiva con ricavi abbastanza sostanziali.
Tale attività iniziata nella notte dei tempi, nei primi anni del novecento su totalmente sostituita dalla produzione del ghiaccio industriale per poi sparire del tutto con l’avvento dei frigoriferi a uso domestico.