[titolo originale: Justice for Blackwater Victims]
Lo scorso 13 aprile, il giudice Royce Lambert della Corte Federale di Washington ha condannato all’ergastolo l’ex dipendente della Blackwater (poi Xe Services, oggi Academi) Nicholas Slatten e a trent’anni ciascuno Paul Slough, Dustin Heard ed Evan Liberty, anch’essi dipendenti della società di contractors che ha ancora contratti in essere per un miliardo di dollari con il governo statunitense;
I fatti: il 16 settembre 2007 i quattro, di scorta ad un diplomatico americano, spararono nel mercato di piazza Nisour a Baghdad, uccidendo 14 persone e ferendone altre 24. I quattro, presi dal panico, giustificarono l’azione sostenendo di essersi sentiti sotto attacco. Da qui la necessità giudiziaria di capire se si potesse parlare o meno di legittima difesa.
Passata alla storia come “il massacro di piazza Nisour“, la strage rappresenta - come riporta il New York Times - «uno dei più abominevoli abusi commessi dagli americani durante la guerra in Iraq».
«La condotta abusiva di molte guardie della Blackwater, e la sensazione che Washington la condonasse» - si legge nell'articolo - «ha alimentato l’idea che gli americani considerino gli iracheni come superflui. La diffusione di questa tesi ha dato legittimità a gruppi estremisti sunniti e sciiti che hanno ucciso e mutilato migliaia di soldati americani».
L’Isis, Al Quaeda, Al Shabaab o le tante sigle che oggi compongono il network del cosiddetto “terrorismo islamico“ trovano fondamento anche nel terrorismo di matrice occidentale (quello che ha dato origine ad Abu Ghraib o al sistema dei black sites statunitensi). «Nominalmente, il processo rappresentava la decisione di quattro americani di utilizzare la forza in quel giorno del 2007» - scriveva lo scorso 15 aprile Amanda Taub su Vox- «Ma per gli iracheni il processo rappresenta qualcosa di più grande: la paura e le violenze sotto cui hanno vissuto durante l’occupazione americana. E questo parla di un fatto che gli americani non hanno davvero compreso: sebbene gli americani credevano di star liberando gli iracheni dalla tirannia di Saddam, gli iracheni sperimentavano l’occupazione americana non come liberazione ma come la continuazione dell’oppressione - una nuova tirannia di caos violento e incertezza».