Fine febbraio di un anno bisestile. Fuori nevica e a me sembra un regalo della Vergine del Rocío. Rintanato in casa, resto ad osservare incantato i fiocchi che calano lenti dal cielo. Non era mai successo prima, qui nel barrio di Santa Cruz, su queste case imbiancate con la calce per proteggerci dalle aggressioni del sole. Sono ipnotizzato come un bambino. Vista da dietro i vetri, ha qualcosa a che fare col silenzio, la neve. Mi ammalia tutto quel suo candore. Cala come calce stanca e restaura il vuoto che mi serve per pensare. A sinistra e a destra nulla resta da guardare, solo nitore lieve. Come questo foglio bianco prima che lo imbrattassi con parole dense di nonsenso greve e neve.
Immagino un vecchio dalla barba candida che pensa un pensiero grande come un universo e lungo come l’eternità. Mi spavento, accartoccio il foglio ed esco all’aria aperta per disintossicarmi e tenere freddi i pensieri. Cala una notte candida di luna piena mentre continua a nevicare sul nuovo giorno. Intorno a me tutto torna bianco e nitido come l’attimo prima della creazione. Il sole scioglie la neve e ridà luce e colore a tutte le cose. E’ l’alba di un nuovo giorno, è marzo ed è giovedì.












