Biocopione.
“Bentornata, è un piacere rivederti anche se mi cerchi solo quando stai male,
forse in realtà fai proprio bene ..quando il cuore ti piange,
riesci ad essere più ordinata, più pulita nei pensieri.”
Riflettevo su come fare, come convertire ogni coltello nella schiena con un grande scudo sul cuore. La schiena non è un punto vitale, la schiena va mostrata sempre a chi non ha diritto di camminarmi al fianco.
Scrivere è una vera terapia.
Mi fa meglio del “parlare”, sento che il giudizio altrui sulle lettere scritte, scivola.
Mi chiedo se sia rimasta sola, l’unica sola che colleziona le spine e le rose ?
le dimentica, sarà che le spine sono più grandi, più dure, più vere e durano più a lungo di quelle stupide rose. Crescono senza acqua, crescono rapide, dalle braccia alle gambe, da occhi alla bocca, pungono e crescono tra sangue, lacrime e rospi inghiottiti.
Le rose me le ha regalate mio padre, mio fratello solo i petali, sparsi nel pavimento di camera mia.
Devo scegliere come non farmi male.
Devo scegliere cosa sacrificare.
Oggi l’Italia piange e nonostante il tempo scorra più lento, per tutti, perché imposto..
io per l’ennesima volta, resto sola ed ho una muta speranza che qualcosa in ognuno di noi,
dentro possa trasformarsi.
La quarantena, sembra un film. La mia famiglia a 20 km da me, sembra lontana anni luce.
Lontana dagli occhi, lontana dal cuore.
Tutto iniziò quando avevo dieci anni, la mia famiglia è sempre stata XXL;
La zia Gisella, lo zio Franco, la zia Silvia e il mio zio preferito, Stefano..
poi un giorno lentamente tutto questo sparì completamente dalla mia vita, non solo dalla mia, dalla quotidianità della famiglia, così le persone per la prima volta divennero ricordi.
Una famiglia ricca di fili sottili, di ricordi dolci e morbidi come l’impasto delle tigelle la domenica.
Per qualche anno abbiamo provato a fingere niente a continuare a vedere mia zia ed i miei cugini, senza di lui ed inizialmente era tutto più leggero.
Ma la pizza, le crescentine e anche la domenica aveva un sapore diverso, un sapore pesante, pastoso che con il tempo sarebbe diventato per ossimoro totalmente insipido.
Gli anni precedenti a questo cambiamento radicale, hanno nascosto alle mie orecchie parecchie tensioni tra fratelli e solo ora mi rendo conto come per l’ennesima volta mia madre abbia fatto le magie a riguardo.
Si chiama Stefano, mio zio, aveva miele negli occhi e lame in bocca, le ha tutt’ora..
pensandoci non c’è cosa più brutta di non saperle sputare fuori da sè,
non c’è cosa più brutta di vedere mia madre con i suoi occhi,
mia zia con le sue labbra e tutte queste vite ormai totalmente disperse.
Sono ingrati alla vita, non sono stati in grado di risolvere il risolvibile,
ognuno con la sua parte di colpe, chi ha fatto la vittima e chi il carnefice.
Dalla vita nati fratelli e in una vita diventati sconosciuti.
E’ un ingratitudine all’esistenza, penso.
Una mancanza di rispetto a chi in questo mondo è caduto solo, senza alleati…
Perchè un fratello è un’alleato, cammina affianco, protegge le spalle, cura il cuore. Non sempre.
Mi ci è voluto parecchio tempo prima di capire che tutte le mie paure oggi sono diventate realtà.
Era il mio incubo pensare di non potere condividere una vita serena con qualcuno di sicuro affianco, oggi niente è sicuro nemmeno ciò che vedi, ogni tanto anche quello che hai sotto gli occhi..non esiste.










