Tutto è possibile stanotte.
I legami hanno una gran bella responsabilità.
Quando riescono a diventare forti come il nostro, ti mettono
davanti ad una decisione.
E si sa, cuore e mente non concilieranno mai a nozze.”
Festeggiavo in un locale inglese, con alcuni amici. Una tipica rimpatriata. Tra qualche giorno sarei dovuto tornare a casa per festeggiare il compleanno di mio padre.
Ero contento. Entusiasta e per la prima volta nella mia vita: spensierato.
« che figata! È stata assolutamente la serata più bella della mia vita» contentissimo confessai a voce alta. Dopotutto quanto bastava per essere felici? Nulla.
Mi sentivo come un bambino piccolo appena scarta i suoi regali di Natale.
Quella sera con me c'era Clare, la mia amica di sempre, quella alla quale confidavo tutto, tutto, davvero tutto.
La persona per eccellenza, dopo mia madre ovviamente.
« Mark » mi sentii chiamare da Clare «che ne dici s-» la interruppi immediatamente,il mio cellulare si era illuminato e con lui anche i miei occhi.
« aspetta un minuto, ho mamma al telefono!» alzai il mignolo come mio solito, mentre mantenevo il dispositivo tra le mani.
« Signora Roseeeee» urlò Clare a mia madre che rise dall'altra parte del telefono « mamma ti manda un bacio» la informai prima ancora di allontanarmi da lei per ascoltare meglio. Da tutto quel frastuono ero sicuro che non avrei inteso nemmeno mezza frase messa in croce.
Avevo un presentimento però.
Quanto li odiavo quei presentimenti.
Mi sentivo all'incirca come il restauratore, quello della serie tv tanto amata da mia madre, solo che lui a differenza del sottoscritto aveva delle visioni, io me lo sentivo a pelle, da dentro.
Ebbene ogni volta che qualcuno della mia famiglia mi chiamava quando ero fuori città il cuore mi batteva all'impazzata e la cosa mi preoccupava non poco, dopo le solite domande di routine, della serie: "come stai", "hai mangiato" insomma quelle tipiche di una madre , mi aspettavo sempre il peggio.
Sarà che sono di natura pessimista e quindi, forse alcune cose me le attiro da solo, ma fuck, ero estremamente sensibile. Dannazione.
Okay, sveliamo st'arcano; pensai. Speravo vivamente che non fosse successo nulla di grave e che questomarkdimmerda - qual'ero, si faceva solo dei problemi inesistenti.
« mamma? » la mia voce si spezzò mentre mia madre singhiozzava dal dolore.
Non c'era molto da capire.
Mio padre soffriva da anni, era ricoverato all'ospedale per una malattia che non ti lasciava scampo. Una bastarda che ti succhiava l'anima, rendendoti un vegetale.
Mi odiavo con tutto me stesso perché io ero fuori città a divertirmi, volevo svagare la mia mente e le persone che amavo di piú al mondo stavano soffrendo, se ne stavano andando via. Ed io dov'ero?!
A far caciara in un locale sperduto di Londra.
Oddio quanto mi stavo odiando.
Mi sentivo un ragazzo viziato e senza valori.
Mia madre non disse nulla, di conseguenza neanche io, staccai la chiamata e mi sentii crollare il mondo addosso.
Era tutto insonorizzato intorno a me, non sentivo piú nessun rumore, nessuna voce. Sembrava di vagare nella mia stessa anima. Gli altri mi venivano incontro ed io ero entrato in uno stato di trance, come se non risentissi nulla. Come se il mio cervello improvvisamente si fosse messo in stand by da solo. Tutta quella gente intorno a me faceva quasi da sfondo alla scena .
I miei problemi non erano i loro.
I miei dolori non erano i loro.
«Hey amico, che ti prende?»
Vedevo le facce preoccupate dei miei amici intorno, le loro voci in lontananza anche se erano a un palmo da me, camminavo senza meta verso la mia camera d'hotel, dovevo tornare a casa. Rivedere anche se per l'ultima volta mio padre. Un ultimo saluto.
In genere era molto ricorrente questa parola nella vita, ero sempre stato ultimo in tutto, ultimo figlio, ultimo a prepararmi al mattino , ultimo a fare colazione, ultimo in classe, l'ultimo a terminare un pasto. Non é che questa cosa dell'ultimo mi gasasse tanto. E infatti sono stato anche l'ultimo figlio a vedere per l'ultima volta mio padre.
Gli ultimi saranno i primi, dicevano.
Gli ultimi resteranno tali!
Fottuto mondo stracolmo di congetture che ti ficcano nelle cervella sin dalla piú tenera età.
Dovrebbero porre denuncia verso chi parla a vanvera e si inventa cose assurde.
« Clare ...ci devi aiutare, Mark non da segni di vita»
« ..ha bevuto un po troppo?»
« ma..no! Fino a pochi minuti fa era qui con me lucido..ha ricevuto una chiamata da Ro-»
Clare corse in mio soccorso fortunatamente, aveva già intuito tutto. Lei conosceva la mia vita quanto me, forse meglio. Era quasi una sorella, avevamo un rapporto bellissimo. Assurdo dirlo ma vivevamo quasi in simbiosi, a stretto contatto l'uno con l'altra.
Molti ci scherzavano su, su una presunta storiella tra noi, ma pft niente di tutto questo, avevamo un legame di gran lunga più forte di un semplice inciucio amoroso.
Mi sentivo a pezzi. Le gambe mi stavano abbandonando, da lí a poco avrei perso il controllo dei miei sensi, ero distrutto e provato internamente e le mie articolazioni ne risentivano piú di chiunque altro.
Persi l'equilibrio, la porta si aprí e Clare mi soccorse, caddi tra le sue braccia a peso morto, fortuna che arrivò in quel preciso momento.