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a metà strada
Mi lascio ancora sorprendere dai tramonti.
Come fosse una magia, un miracolo che si rinnova. Mi perdo nelle storie raccontate dalle nuvole e nei mondi che creano intrecciandosi, nei colori che il sole decide di dipingere sulla tela del cielo. È un appuntamento fortuito e puntuale: sole e luna da millenni si incontrano a metà strada dei loro migliaia di chilometri. Stanno in silenzio, anche perché, uggesù, un satellite e una stella mica possono parlare. Tuttalpiù si guardano, e tracciano con le loro traiettorie più vicina del solito il bozzetto a matita del capolavoro di acquarelli che vediamo da terra. Non ho mai chiesto ragioni a un tramonto. Non gli ho mai chiesto perché fosse lì cosa volesse da me, cosa volesse dirmi. Non gli chiederei di restare altri cinque minuti, vivendo ogni giorno la sua fine con quella piccola vena di delusione che me lo fa amare ancora di più. Non chiederei mai nulla a un tramonto, che per natura deve sparire. Ma so, perché me l'ha dimostrato e insegnato con il corso dei giorni, che tornerà, dipingendo il cielo con forme sempre nuove, come una piccola stanza serena e tranquilla nel caotico albergo delle giornate senza sosta. Un messaggio, una richiesta: «mentre sono qui spegni tutto mentre la vita non riposa». Ieri mi ha sorpreso, ma non ho scattato una foto perché volevo quell'immagine stampata solo nei ricordi. Non gli ho chiesto di restare, perché so che tornerà, e sarà ancora più bello. Era blu, acceso, con leggere striature diagonali verso il rosa, con punte di rosso.
Ieri il tramonto somigliava a un nostro abbraccio.
Mm