Ricordo ancora di quando eri un piccolo fiore. Avevi un accenno di quella che era una meravigliosa donna destinata a crescere, un giorno, in quel meraviglioso giardino colorato. Giorno per giorno, ti vedevo allegra, ridente e scherzosa. La tua vellutata pelle era di un avorio incantevole, i tuoi occhi di un azzurro intenso e i tuoi capelli erano morbidi e altrettanto ribelli. Così come lo eri diventata tu poco tempo dopo. Ribelle, ma sempre quel piccolo bocciolo che tentava di crescere, di trovare la propria strada tra le erbacce. Ma le spine pungevano, ti ferivano, l'edera non ti era più d'aiuto, altri piccoli fiori ti erano d'impiccio. Così, tu, piccola Rosa, della tanta allegria che sprizzavi, gli altri te la vollero rubare, invidiosi e dimentichi del fatto che, non era più tra i loro pari, non eri più la sorella favorita. La tristezza ti avvolse. Il rossore sulle tue guance svanì e diventasti pallida, stanca, assolutamente sfiduciata. Chi ti poteva curare più? Chi ti poteva più dedicare attenzioni, ormai, che non eri più bella come al principio? La tua mente vaga solitaria, ora, in un turbinio astratto fatto in bianco e nero. E non vedi altro che la Luna, in quella valle bianca e nera. Lei si che è bella. Lei si che è amata da tutti. Alzi le mani al cielo e sorridi forse per l'ultima volta in vita tua. Ora sai cosa vuoi, in quel tuo letto formato da fiori secchi. Vuoi un raggio della sua Bellezza e dormirvi confortata da essa.
Bocciolo,
Rosy, rizafujizare











