La faccenda è che non è il dolore ad essere insopportabile, l’abbandono, il vuoto: è la vita comune in mezzo. Mangiare, passare l’aspirapolvere, rispondere alle telefonate che ti propongono un nuovo contratto luce gas, scegliere i vestiti, avere fisicamente freddo, dire buongiorno alla cassiera del supermercato, farsi la barba, tagliarsi le unghie. Le cose perfettamente indifferenti ti oltraggiano e nemmeno lo sanno.










