Gli telefonavo di tanto in tanto, quando riuscivo, e anche in quelle occasioni mi limitavo ad ascoltarlo sproloquiare su qualche assurdità metafisica. Nel sentire i suoi vaneggiamenti a senso unico, mi misi più o meno a psicanalizzarlo, chiedendomi se la sua propensione a ignorare i problemi del mondo reale derivasse dal senso d’impotenza che doveva provare nei confronti dell’alcolismo e del conseguente shopping compulsivo di sua madre. Pensai che l’essere umano deve cercare di sfruttare la sofferenza per crescere, e usai questa convinzione per lenire il tormento causato dalla mia realtà.











