Samuel Stern n. 20 - La casa dei sospiri Blengino, Palmisciano Ed. Bugs Comics (luglio 2021)
Samuel Stern si ritrova nell'inedita veste dell'operatore socio-sanitario. In Italia ottenere questo titolo richiede qualche anno di duro sacrificio scolastico e lunghi tirocini, mentre in Scozia evidentemente basta la telefonata del prete della parrocchia e i giochi sono fatti (in effetti, fino a qualche anno fa probabilmente era così anche da noi!). A parte questa agevolazione professionale, Samuel si mostra come di consueto empatico e accogliente, onesto lavoratore, alacre e disponibile, favorendo con il suo atteggiamento ricettivo le confidenze dei colleghi, che peraltro sembrano non vedere l'ora di aprirsi con qualcuno. La recitazione dei personaggi è resa magnificamente da Palmisiciano che sa davvero rappresentare efficacemente tutta la gamma di emozioni progettata per lui da Blengino. I demoni sterniani non sono mai "semplici" possessioni da esorcisti cinematografici, ma hanno radici nelle profondità dell'animo umano intorbidito dall'eccesso di sofferenza, ingiustizia, solitudine, paura e anaffettività. I demoni insomma sembrano essere le nostre stesse emozioni quando superano il loro normale ed estremamente labile livello di guardia. Questa consapevolezza sempre più presente nel nostro anti-eroe lo pone in una condizione di perenne fragilità, come è fragile l'animo umano quando accoglie, nutre o lascia emergere le proprie debolezze fino a dargli sostanza e lasciandogli prendere il sopravvento nell'aldiqua. Mentre la fragilità di Dylan Dog trova sfogo nel sesso, nel quinto senso e mezzo, nella pistola lanciata dalla spalla umorista, qui Samuel non ha scampo e pare svolgere una pura e semplice funzione di testimone. Un po' come all'inizio della miniserie americana Outcast di Kirkman e Azaceta o nella serie tv di Helstorm... Che speranza può esserci se i mostri della psiche diventano i grandi antichi lovecraftiani? E questa pare la principale fonte di ispirazione grafica per disegnare le immonde creature dell'anima. Dunque siamo tutti a rischio possessione e in questo numero più che in altri i comportamenti e i tratti con cui vengono rappresentati i "normali" risultano quanto mai fastidiosi, alieni, disturbanti. Ma è questione di poco per renderci conto che si tratta invece degli ordinari comportamenti che incontriamo negli ordinari ambienti sociali in cui passiamo il nostro tempo. La malvagità dei personaggi secondari è estrusa, ma evidentemente ancora in qualche modo controllata, come se fosse necessaria dell'energia per contenerla. E quando questa energia scema per età o esperienze vissute, ecco che la malvagità insita in ognuno di noi è libera di emergere. Gli ospiti della casa di riposo hanno l'unica colpa di essere soli, indifesi, fragili e per questo motivo facilmente influenzabili dai loro stessi demoni interiori. Il male poi è contagioso, molto, e trascina con sé tutti coloro i quali non riescono ad affrontare le proprie paure e i propri traumi. Lo stesso Duncan cerca di negare a se stesso la verità che Samuel lo costringe a sentire e quando il cielo si rischiara, dopo alcune belle tavole temporalesche che enfatizzano la tempesta dell'anima dei protagonisti e dei lettori, il cielo è ancora cupo, il mare agitato e la luce che si riflette sui gabbiani in volo sembra voler carpire l'ombra più che illuminare il cielo. Non c'è da stare tranquilli!















