Nel parcheggio dell’Esselunga a #Ripamonti c'è un omone coperto di strati di vestiti con la maglia sollevata a mostrare la pancia bianca come un pesce morto. Dietro di lui e alla sua pancia bianchiccia, svettano i nuovi fabbricati, cui la scala antincendio fa da corazza o da prigione. Sono color scarpette da danza. Hanno balconi cubici e trasparenti, sporgenti come dentini. L’asfalto è coperto da un tappeto di vetri macinati. Nel parco, un vecchio in mutande spinge in fuori l’inguine e resta immobile, le mani sui fianchi. Un po’ più a sud, il comune sta per aprire uno spazio per i #clochard e per i loro animali che sia vivibile come una casa, aperto tutti i giorni e con progetti di inclusione sociale.
La zona Spadolini è ariosa e verde, con la ciclabile corallo in piastrelle, vie larghe e tranquille con i soliti cani a passeggio. Negli anni ‘90 non ci venivo a Ripamonti. Negli anni duemila ci fu un lieve progresso: venivo solo ai #Magazzini sperando di non essere aggredita. Il parco Memorie Industriali (l’ultima volta che sono stata qui, c’erano ancora officine #OM per la produzione di autocarri) fa da cuscinetto alla circonvallazione.
Quando sarà grande, sarà unito al Parco Ravizza tramite il Parco della Cultura (nell’area della ex Centrale del Latte). Per ora è ancora isolato, pronto per essere conquistato da graffittari e da nomadi che, di tanto in tanto, ci si accampano, stando a ridosso della #ferrovia.
I treni passano poco sopra e il loro rumore si mescola al canto degli uccelli. A terra, minuscole amarene. Ci sono meli e ippocastani, pruni, rododendri e azalee. Un atleta si allena presso la pilastrata del #carroponte. Alcuni ragazzi arrivati in bici dormono nell’erba in cima alla collina. Un germano lascia la Vettabbia e si appollaia sulla massicciata.
Oggi c'è la #Santeria Toscana in cui andare a vedere i concerti. L’edificio sta appoggiato al #Naviglio, ci passa sopra la ferrovia per san Cristoforo, lì appeso sopra alla testa del germano (quak).
Un bambino di 7 mesi è morto durante uno sgombero in viale Tibaldi, negli anni Settanta.
Un uomo nerboruto urla e - gesticolando - fa il dito a qualcuno al di là di viale Toscana e poi lancia un verso scimmiesco di spregio a nessuno. Perché non c’è nessuno sull’altro lato del viale, vicino alla fermata sotto la Centrale. Ma con questo nessuno, l’uomo urlante è senza dubbio furibondo.