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«Mi ricordo quando ho deciso di fare questo mestiere, avevo appena finito il liceo, avevo una grande passione dei classici greci Sofocle, Euripide: ne sapevo vari pezzi a memoria. Però da un piccolo paese della Basilicata nell’ottantatrè non ero mai stato a teatro in vita mia, non sapevo a chi rivolgermi. Dico: “Oddio, come faccio a fare questo mestiere? E poi: ce la farò a farlo? Avrò gente che mi ascolta? Come si fa?”. E allora dovevo decidere e mi ricordo che mi dilaniava questa domanda: giugno e luglio e agosto, a settembre avrei dovuto decidere. Mi ricordo che presi la 126 rossa di mia mamma e dal distributore di benzina del mio paese partii e dissi: “All’altezza del bar e del monastero di Sant’Antonio devo dire o si, che vado a fare una scuola e mi informo come si fa a fa l’attore o no. E quella decisione sarà per tutta la vita”. Quindi come una lama di ghigliottina partì la mia 126 e arrivai davanti al bar. Dissi “Sì. Voglio fare questo mestiere”»
Mi ricordo quei trenta secondi, di Ulderico + la storia di Passannante.
Aliano, La luna e i calanchi












