La dolcezza della Santa Notte di Natale avvolge ancora una volta il mondo. E nel mezzo delle pene e delle sofferenze dell’umanità, della crisi e delle crisi, delle passioni e delle inimicizie, delle insicurezze e delle delusioni prevale con lo stesso fascino di sempre, reale e attuale come mai, il mistero della incarnazione di Dio, che ci spinge a “imparare la giustizia, noi abitanti della terra” (Is. 26,9), poiché “per noi oggi è nato un Salvatore” (Lc. 2,11).
Purtroppo, tuttavia, nella nostra epoca molti uomini pensano come quell’uccisore di bambini, Erode, quell’ignobile e spietato, e annientano il loro prossimo in svariati modi. La mente distorta dal proprio egocentrismo del dominatore di tale mondo, che viene personificata nel volto omicida di Erode, ha visto paradossalmente un pericolo per la propria esistenza, la nascita di un bambino innocente. E come modo più opportuno per proteggere il proprio potere mondano dal pericolo che gli ispirava – dal suo punto di vista – la nascita del bambino, ha scelto di annientarlo.
Per salvarsi dalle intenzioni omicide, il Bambino Gesù, di cui ne hanno parlato gli Angeli, fu obbligato a fuggire in Egitto, costituendo così, diremmo secondo la terminologia della nostra epoca, “un rifugiato politico”, unitamente a Maria, Sua Madre, la Santissima Madre di Dio e a Giuseppe suo sposo.
Nella nostra epoca, considerata come un’epoca di progresso, molti bambini sono costretti a diventare profughi, seguendo i propri genitori, per salvare la propria vita, vita che i loro molteplici nemici guardano con sospetto. Tale fatto costituisce una ignominia per il genere umano.
Perciò anche durante la Nascita del Bambino Gesù, il nostro vero redentore e Salvatore, dal Santissimo Trono Ecumenico, Apostolico e Patriarcale proclamiamo, che tutte le società devono assicurare una crescita serena dei bambini e rispettare il loro diritto alla vita, alla educazione e alla loro crescita sociale, che può essere loro assicurata dalla alimentazione e dalla istruzione nell’ambito della famiglia tradizionale, con base i principi dell’amore, della filantropia, della pace, della solidarietà, beni che il Signore incarnato ci offre .
Il Salvatore che è nato, chiama tutti ad accogliere questo messaggio di salvezza degli uomini. E’ vero che lungo la storia dell’uomo, i popoli hanno effettuato molte migrazioni ed insediamenti. Speravamo tuttavia che dopo le due guerre mondiali e le dichiarazioni sulla pace di leader ecclesiastici e politici e di organismi, le società odierne avessero potuto assicurare la convivenza pacifica degli uomini nei propri paesi. I fatti purtroppo deludono la speranza, in quanto grandi masse di esseri umani, difronte alla minaccia del loro annientamento, sono obbligati a prendere la via della migrazione.
Tale situazione creatasi, con l’onda continuamente crescente dei profughi, accresce la nostra responsabilità, quanti abbiamo ancora la benedizione di vivere in pace e con qualche comodità, a non restare insensibili davanti al dramma giornaliero di miglia di nostri fratelli, ma ad esprimere loro la nostra tangibile solidarietà e amore, con la certezza che ogni beneficenza verso di loro, giunge al volto del Figlio di Dio che è nato ed ha preso carne, il Quale non è venuto al mondo come un re, o come un dominatore, o come un potente, o come un ricco, ma è stato generato come un bimbo ignudo ed inerme, in una piccola stalla, senza un focolare, così come vivono in questo momento migliaia di nostri fratelli, ed è stato obbligato nei primi anni della Sua vita terrena a espatriare in una terra lontana, per salvarsi dall’odio di Erode. Potremmo dire, che la terra ed il mare bevono il sangue innocente dei bambini dei profughi di oggi, mente la anima insicura di Erode “ha ricevuto il giudizio”.
Questo divino fanciullo nato e portato in Egitto, è il reale difensore dei profughi di oggi, dei perseguitati dagli Erode di oggi. Egli, il Bambino Gesù, il nostro Dio, “si è fatto debole con i deboli” (1 Cor. 9,22), simile a noi, ai privi di forza, agli umiliati, a coloro che sono in pericolo, ai profughi. L’assistenza ed il nostro aiuto verso i perseguitati ed i nostri fratelli deportati, indipendentemente dalla razza, stirpe e religione, saranno per il Signore che nasce, doni assai più preziosi dei doni dei magi, tesori più onorabili “dell’oro, dell’incenso e della mirra” (Mt. 2,11), ricchezza spirituale inalienabile e unica, che non si rovinerà per quanti secoli passeranno, ma ci attenderà nel regno dei Cieli.
Offriamo dunque ciascuno di noi, quanto possiamo al Signore, che vediamo nel volto dei nostri fratelli profughi. Offriamo al piccolo Cristo partorito oggi a Betlemme, questi venerabili doni dell’amore, del sacrificio, della filantropia, imitando la sua benevolenza, e prosterniamoci a Lui con gli Angeli, i magi ed i semplici pastori, gridando “gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama” (Lc. 2,14), assieme a tutti i Santi.
La grazia e la copiosa misericordia del profugo Bambino Gesù, siano con tutti voi!
DA PARTE DI CRISTO SALVATORE GLORIOSAMENTE RISORTO
Fratelli Concelebranti e Figli amati nel Signore,
Cristo è risorto!
Noi tutti fedeli Ortodossi festeggiamo anche quest’anno con gioia la Resurrezione del Signore nostro Gesù Cristo e cantiamo: “Festeggiamo la morte della morte, la distruzione dell’Ade, di un’altra vita la primizia eterna, e tripudianti cantiamo Colui che ne è la causa”. (Tropario del Canone della Resurrezione).
E mentre noi con gioia festeggiamo la Resurrezione del Signore, quale realtà di vita e di speranza, attorno a noi, nel mondo, sentiamo le grida e le minacce della morte, che lanciano da molti punti della terra, coloro i quali credono di poter risolvere le differenze degli uomini con l’uccisione degli avversari, fatto che costituisce anche la più grande dimostrazione della loro debolezza. Infatti, attraverso la provocazione della morte del prossimo, attraverso la vendetta contro l’altro, il diverso, il mondo non migliora, né si risolvono i problemi degli uomini. D’altra parte è riconosciuto e da tutti risaputo, e particolarmente dagli uomini pensanti di ogni epoca, che il male viene vinto attraverso il bene e mai attraverso il male.
I problemi si risolvono in verità col riconoscere e l’onorare il valore della persona e col rispetto dei suoi diritti. Al contrario invece, i problemi di ogni sorta vengono provocati e inaspriti dal disprezzo della persona umana e dalla violazione dei suoi diritti, soprattutto del debole, il quale deve poter sentirsi sicuro ed il forte deve essere giusto perché ci sia pace.
Ma Cristo è risorto dai morti e ha dimostrato in questo modo la impossibilità della morte di prevalere e di provocare un mutamento costante nel mondo. Le situazioni createsi con la morte sono controvertibili, poiché, malgrado gli eventi, sono momentanee, non hanno radice e linfa, mentre è sempre presente invisibilmente, colui che ha vinto la morte per sempre, Cristo.
Noi, che abbiamo la nostra speranza in Lui, crediamo che il diritto della vita appartenga a tutti gli uomini. La Vita e la Resurrezione sono offerti da colui che ha calpestato la morte e il suo potere sugli uomini, Cristo Gesù e in Lui solo e nel Suo insegnamento l’uomo deve sperare. La fede in Cristo conduce alla Resurrezione, alla Resurrezione di tutti noi, la fede e la realizzazione del suo insegnamento nella nostra vita portano alla salvezza di tutti noi, ma anche ad affrontare i nostri problemi nel mondo.
Fratelli e figli,
Il messaggio della Resurrezione, questo superamento della debolezza umana, sono il proclama della vita di fronte alla corruzione del mondo e alle vicissitudine degli esseri umani e a questo dal Patriarcato Ecumenico, noi, in quanto Primate per misericordia di Dio, dell’amore Ortodosso in verità, invitiamo ogni uomo a riconoscerlo e a viverlo, ritenendo che solo attraverso di lui, si ritroverà la “nostra speranza rubata” dalla confusione umana e di tutto il mondo.
Dio voglia che la luce della Resurrezione illumini i cuori di tutti, per rallegrarsi insieme col proprio prossimo in amore, pace e concordia nel Figlio e Logos di Dio, il quale è la Luce del mondo, la Verità e la Vita.
A Lui solo, il Signore della gloria, il Risorto dai morti, il “signore della vita e dominatore della morte”, colui che vive nei secoli e “dona la vita ai giacenti nei sepolcri”, sia la gloria, l’onore e la gratitudine. Amen.
Solenni vespri patriarcali al Fanar per la festa di Sant'Andrea
Hanno avuto inizio con il vespro le solenni celebrazioni per la memoria dell'apostolo Andrea al Fanar. Attorno a sua santità il Patriarca Bartolomeo si sono raccolti vescovi, clero e fedeli accorsi da tutto il mondo. Era presente anche una delegazione della Chiesa di Roma guidata dal cardinale Kurt Koch. Alla fine dei vespri è stata celebrata l'elevazione ad archimandrita di Padre Vissarion Komizia.