Mezzari and the Cotton Route. I Mezzari e la Via del Cotone.
Marzia Cataldi Gallo
San Giorgio Editrice, Genova 2007, pp. 80, 88 ill. col., cm 17x23,5, ISBN 9788876790560
euro 14,00
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Una rara collezione di mezzari (dall’arabo mi’ zar mantello con il quale, in Oriente, si avvolgevano le donne): grandi teli di lino, cotone o misto, per lo più ornati con un tipico disegno centrale a rappresentare l’”albero della vita”, sotto i quali le popolane genovesi si drappeggiavano “pour se promener dans la ville” - secondo le numerose testimonianze raccolte a Genova dai visitatori di passaggio dalla seconda metà del ‘700 al tardo ottocento. Ai mezzari si affiancano, in mostra, le “indiane”, i teli fiorati, i pezzotti, oltre a un ricco apparato strumentale composto da quadri, incisioni, statuine, vasellame e libri sull’argomento . Un trionfo di colori, di forme, di trasparenze esotiche arricchisce queste stoffe, diventate finalmente tipica produzione artigianale locale (le dimensioni, quasi sempre per un unico telo senza giunture, di provenienza svizzera, raggiungono mediamente i cm. 240 x 260), forte rimanendo la matrice orientale dei disegni, cosa che non può stupire in una città che viveva intensi traffici di scambio con l’Oriente nel suo grande porto sul Mediterraneo. Arrivati al loro massimo splendore tra il 1787 con Michele Speich, e il 1860 con Testori, suo continuatore e genero, che conclude la produzione, i mezzari non nascondono la loro reinterpretazione dei precedenti “palampores” indiani quando ne riprendono la collinetta “imbricata” riproducendo tamarindi, palme, aironi, fontanelle e “cinesini” fino a riuscire ad imporsi alla cultura occidentale del nostro territorio. Nascono allora, nell’ultimo settecento, il mezzaro “dell’Albero Vecchio” (con una sovrapposizione di rocce a formare una specie di scala che si perde nel vuoto, e la presenza di numerose coppie d’animaletti per un mezzaro “dell’Amore” che è propriamente genovese); “della Nave” (con le rovine d’un castello, la nave, una giraffa in equilibrio precario sulla zattera del lato destro, e un bordo mirabile con motivo a foglia dalla punta arrotondata uso “cachemire”); “delle Latanie”, dal nome di una pianta originaria dell’Africa; “delle Scimmie rosse”, forse il meno tradizionale fra i mezzari antichi; “del Macaco”, con magnifici rossi e azzurri per papaveri, rose, tulipani, viole del pensiero, e una moltitudine di animaletti vivacissimi contornati da un bordo fastoso; “delle Vacchette”, cronologicamente ultimo in produzione. Importate dall’ oriente campeggiavano le “indiane”, tra le quali quella “degli Elefantini” (da cui “l’elefante bianco” nel mezzaro appunto così denominato), o quella “delle freccette”, e tante altre mai uguali l’una all’altra non essendo state, nel tempo, produzione seriale nei paesi orientali d’origine.
07/01/22
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