Ok, lo so che alla maggior parte delle persone su Tumblr l'hashtag #GamerGate non dice nulla. Quelli che però bazzicano nel mondo dei videogiochi sapranno di che cosa sto parlando.
O forse no, perché in Italia nessuno ne parla. L'hashtag #GamerGate sta impazzando su Twitter, e se solo provate a digitarlo scoprirete un mondo di persone arrabbiate che si mandano i peggio insulti. Io non ho seguito la vicenda dall'inizio, ma pure se sono una che twitter non lo usa poi così tanto e le news sui videogames anche meh, ho notato un certo casino.
Per chi non sa a cosa io mi riferisca, basta fare una rapida ricerca su google. Riassunto in pochissime linee: alcune persone hanno avuto l'idea di ribellarsi ai giornalisti che scrivono di videogiochi perché a quanto pare anche nell'ambiente indie ci sono miliardi di favoritismi (e posso confermare: assolutamente sì). Un sacco di giochi di merda ricevono una valanga di hype non giustificabile. Tutto ciò si è abbattuto grazie agli utenti di 4chan (sempre loro) e grazie ad un ex fidanzato frustrato ed invidioso, sulla signorina Zoe Quinn (anche i non addetti ai lavori la conoscono, è quella del gioco sulla depressione uscito in coincidenza con la morte di Robin Williams). Da qui la situazione è degenerata, con foto e messaggi privati della suddetta postati su internet, ipotesi di complotto, corruzione, harassment e mobbing su questa povera ragazza la cui unica colpa è aver fatto un gioco brutto di cui si è parlato molto. Le donne giornaliste nel campo videogames hanno notato il subbuglio e difeso a spada tratta la ragazza (giustamente, perché le cose private, ricordiamolo, dovrebbero rimanere tali), facendone una questione di misoginia (se sia vero, non lo so, in parte sicuramente lo è). Si è scatenato l'inferno. Perché ai misogini dà fastidio che gli venga dato dei misogini, agli altri uomini che non c'entravano una sega e volevano solo "liberare il campo" dalla corruzione dà anche più fastidio che gli venga dato dei misogini. Da quel punto in poi, non ci si capisce più un cazzo. Tutti sono contro tutti, una giornalista si è licenziata perché non ce la faceva più, Zoe Quinn ha denunciato mezzo mondo, i giornalisti attaccano i gamers, i gamers attaccano i giornalisti, eccetera eccetera. E' una guerra (e una guerra tra poveri mi sa).
Ma insomma, una guerra abbastanza importante se sei nel campo dei videogiochi. Allora perché in Italia non v'è traccia della questione?
Un po' sarà perché in Italia, chi scrive su riviste (online e non) di videogiochi, sono i teen/giovani adulti. Che spesso parlano solo Italiano e non riescono a capire di cosa si parla quando si ritrovano a leggere in inglese. Spesso non hanno nemmeno mezza laurea in giornalismo o materie correlate (ma non servirebbe, se avessero almeno un naturale interesse per il mondo). Giovani spesso senza pensiero critico, che quando scrivono di videogiochi son capaci solo di fare reviews e scrivere cose ovvie, scontate, senza alcuna profondità giornalistica. Riviste specializzate sul mondo della tecnologia come ad esempio potrebbe essere Wired non sanno neanche di cosa io stia parlando. Perché anche Wired ultimamente sembra scritto dalla redazione di Chi, con gossip scadenti e articoli scritti malamente. Giornalismo italiano, dove sei? Appassionati di videogiochi italiani, dove siete?
Se ogni tanto la smetteste di interessarvi solo del videogioco che state giocando ma vi interessaste un po' a ciò che accade fuori (dico a parte le game jam o le fiere/festival di videogiochi), forse sareste dei giornalisti (per non dire persone) migliori.
Svegliatevi.
E svegliate anche tutti gli altri, anche se non si interessano di videogiochi, CRISTO, che quando leggo un qualunque articolo in italiano su un qualsiasi argomento mi sembra di leggere i temi delle medie.