Dell'arte di perdere si è facili maestri; ogni cosa pare così colma dell'intento d'andar persa, che perderla non è un disastro. Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta l'estro delle chiavi perse, dell'ora senza sentimento. Dell'arte di perdere si è facili maestri. Poi allenati a un perdere ulteriore, un perdere più lesto: luoghi, nomi, e ogni dove che la mente voleva visitare. Nulla di ciò sarà un disastro. Ho perso l'orologio della mamma. Impiastro! E di tre amate case non ho salvato niente. Dell'arte di perdere si è facili maestri. Ho perso due città stupende. E in quel contesto, diversi regni miei, due fiumi, un continente. Mi mancano, ma non è stato un disastro. Perfino nel perderti (il riso nella voce, un gesto che amo) non avrò mentito. È evidente, dell'arte di perdere non si è difficili maestri anche se può sembrare (e scrivilo!) un disastro. «Io penso che, quando perdiamo una cosa molto vicina è come se perdessimo noi stessi. Per questo, alla fine, l'autrice ha difficoltà persino a scrivere. Perché adesso non ricorda quasi come sia successo. Perché non sa più cos'è diventata.»
Ava Dellaira
















