Sai come iniziano le favole, cosetto mio? Nonna ti dirà sempre che le favole non sono favole se non iniziano con “C'era una volta...” E allora facciamola contenta, iniziamo questa favola insieme, con quelle quattro parole che ti lasceranno sempre bambino. C'era una volta, in un paese vicino vicino, in una città che conosci, che ti è famigliare e amica, in un posto che sa di casa e tranquillità, una rondinella. Era bella, lei. Era piccola, ma tanto sicura di sé, forse troppo. Era piena di vita, felice, spensierata e tranquilla. Ed era quasi primavera, amore mio. Come adesso. C'era quel tepore piacevole, quella speranza e trepidazione di una stagione migliore, di un tempo di promesse. E alla pioggia, si alternava il sole. Al vento, si alternava la brezza. La rondinella non si curava di nulla. Lei viveva, attimo dopo attimo, emozione dopo emozione. E ogni sensazione era un regalo, ogni sorriso, ogni gioia. Tutto sembrava un gioco per lei. Non c'erano regole, quello era il suo momento, era il suo tempo. E lei voleva solo vivere. Tutto. Subito. E passò il tempo. E lei era felice. Aveva tanti amici, tante persone che le volevano bene e che giocavano con lei circondati da quella brezza estiva, da quel calore che sembrava poter durare per sempre. C'era l'usignolo dalla bella voce, che cantava e ammaliava tutti. Ed era il suo punto fermo, la sua piccola certezza, la sua forza. Con quella voce che aveva, così bella, era il solo capace di parlare davvero al cuore freddo della rondinella. E lei ascoltava, forse ammaliata, forse semplicemente desiderosa di voler bene, di nuovo. C'era il pettirosso dal sorriso gentile; piccolo, forte, coraggioso. Lui stava lì, sempre. E nessuno sembrava capire le sue buone intenzioni. Disturbava tutti, punzecchiava, si tirava indietro e poi punzecchiava di nuovo. Era un piccolo capriccioso quel pettirosso e nessuno lo capiva. C'era il merlo dalle piume brillanti, a cui si voleva bene e si odiava, allo stesso tempo. E la rondinella lo amava e lo odiava. Lui che si avvicinava a qualsiasi cosa luccicasse. Ma ciò che piace alcune volte è già di qualcuno. Eppure il merlo, per raggiungere l'oggetto del suo desiderio, non si curava di nulla. Perché alcune volte la passione è così. C'era il gufo saggio, che stava lì, appollaiato, e guardava la rondinella, e sorrideva. Lui sapeva sempre cosa dire, lui sapeva sempre come far sorridere la sua rondinella. Eppure la paura di star bene era tanta, forse troppa. Perché star bene è bello, amore mio, essere felici è bellissimo. Ma quella felicità è così spaventosa, alcune volte. E il gufo per la rondinella era la felicità, la felicità del legame, della condivisione, dell'amore. Quanto dura? Un giorno, un'ora, un attimo. Erano tutti felici allora, piccolo mio. Giocavano come giocherai tu. Si volevano bene, si tenevano stretti, volavano insieme e avevano grandi speranze, allora. E la primavera passò. E l'estate passò. E venne l'autunno. Tutti smisero di giocare, si doveva provvedere all'inverno che stava arrivando. Ci si deve difendere dal freddo per non morire, ci si deve difendere dalla fame, dalla solitudine, dalla tristezza. Ma la rondinella non voleva smettere di giocare, lei non voleva pensare all'inverno, lei non voleva dire addio alle sue grandi speranze. E continuò a giocare. Ma che senso ha giocare senza l'usignolo, senza il merlo e senza il pettirosso? Che senso ha non pensare a nulla senza il gufetto? Che senso ha cercare un'altra felicità quando quella felicità erano loro? Che duri un attimo o una vita intera, solo una è la vera felicità, piccino mio. E la rondinella l'aveva trovata, anche se non era riuscita a vederla subito. Ma quegli amici erano la sua famiglia, quel posto era la sua casa. E non c'è nulla che la rondinella desiderasse più di una casa. E adesso, finalmente, l'aveva. Adesso dormi, piccino mio. Gioca, trova la tua felicità, la tua casa e il tuo posto. L'inverno, per te, è ancora lontano.







