Libé, la Francia e il silenzio sui potenti
A pochi giorni dell'uscita del libro del giornalista di Libération Jean Quatremar, sul quotidiano francese si parla dell'attitudine della stampa francese a trattare con deferenza la vita privata dei potenti. Il riferimento è naturalmente all'affaire Strauss-Kahn, che il corrispondente da Bruxelles di Libé ha seguito da vicino. Era stato lui infatti nel 2007 a evocare per la prima volta (in un post sul suo blog) l'atteggiamento borderline di DSK nei confronti delle donne. La stampa internazionale si interessò subito all'articolo, ma su Libération il pezzo non fu pubblicato. Solo dopo l'arresto di Strauss-Kahn nel maggio del 2011 i media francesi hanno concentrato la loro attenzione sulla condotta privata del presidente del FMI, principale candidato della sinistra alle presidenziali.
"Viviamo in un sistema, e la mia fortuna è stata quella di trovarmi lontano da Parigi e dai suoi circoli di intimità (e di pressione), dove il potere si confonde con i media quotidianamente", afferma Quatremar rallegrandosi del fatto che la vicenda dell'arresto di DSK abbia contribuito ad abbattere il muro di omertà che proteggeva la vita privata dei potenti.
"In Francia non osate porre le domande" sostiene Elaine Sciolino, corrispondente a Parigi del New York Times intervistato da Libé. Nella tradizione del giornalismo anglosassone i comportamenti privati dei politici (considerati spie della statura morale di un uomo pubblico) non passano inosservati, cosa che spesso succede invece in Francia.
Il caso Strauss-Kahn ha cambiato le cose? Non sembra, almeno per adesso. "Alla conferenza stampa di lancio dell'Huffington Post francese (diretto da Anne Sinclair, moglie di Strauss-Kahn ndr) - racconta Sciolino - nessun giornalista francese ha chiesto se ci fosse un conflitto di interessi per la giornalista alla luce dell'affaire DSK. Alla fine la domanda l'ho fatta io".












