Ti posso portare via con me?
C'era che io amavo prendere il pullman, tutti mi davano per pazza perchè nessuno amava quel coso trasportatore, pieno di gente; ma a me piaceva.
Cuffie nelle orecchie, 19 dicembre 2014, pioggia.
Non ricordavo neanche che pullman fosse, 26-27-28.. non ne ho proprio idea.
Il primo che mi portasse velocemente da lui.
Ero quasi arrivata alla fermata in cui dovevo scendere ed ero pronta a farmi una corsa sotto la pioggia per vederlo.
Aspettavo questo momento da mesi, da quando lo conoscevo ed era arrivato il momento.
Me lo immaginavo ma, ogni volta, eliminavo quell'idea al pensiero che fra pochi minuti avrei avuto l'immagine giusta e vera.
Spinsi il bottone rosso con su scritto “STOP” e aspettai.
E avevo ancora le cuffie con la musica accesa come se avessi paura di quello che poteva succedere, togliendole.
Capisci tutto quanto, quando le porte centrali che hai davanti si aprono e noti la pioggia fuori, ti rendi conto del freddo gelido di dicembre che c'è e scendi da quella piccola prigione di 20 minuti.
Cappuccio, giubbotto abbottonato e provo a chiamarlo:
“Allora? Dove stai? Io sono appena scesa dal pullman”
“ Come? Sei arrivata ? Di già? Immagino che tu abbia preso il primo che è passato, come ti conosco hahaha”
“ Mi conosci abbastanza allora da sapere che sto sotto casa tua”
“Ma io non sono a casa” chiuse con quella voce da furbo ed io nel frattempo ero arrivata a quella che, secondo tutte le informazioni che mi diede lui, era casa sua.
Ora sorgeva un unico problema: dov'era?
Mi squilla il telefono con su scritto ‘FRANCESCO’ e risposi subito
“ Mi dici dove stai, gentilmente ? Perché sono sotto casa tua, e fa freddo, e piove, e non ce la faccio più ad aspettare, e ti voglio veder-”
“Shh, girati”
“C-come girati?”
“Senti ora me ne vado, perché non sei l'unica che non ce la fa più ad aspettare”
Era una voce che non partiva dal telefono ma veniva da dietro di me.
“Ma sei stupido?” gli dissi girandomi e correndo verso di lui, abbracciandolo
“Ma cosa vuoi se sei scema di natura?” mi disse lui nei capelli e il suo respiro caldo lo sentivo sul mio collo dopo mesi. Mi sentii spostata dalla spalla da due mani grandi sulle mie guance.
E quando senti le tue labbra calde, vuol dire che qualcosa sta succedendo. Che stai sognando, che stai in paradiso, ma per davvero senza dubbi e che non sei in un film ma sei nella realtà, nella tua vita reale. E sei proprio tu che stai baciando Francesco, ma il tuo Francesco.
E se ti stacchi sorridendo, vuol dire che tutto va bene.
“Dove vuoi andare?”
“Dove vuoi andare tu”
“Allora ti posso portare via con me?”
“Si hahahah”
Era diverso oggi, o era perché era la prima volta che lo vedevo oppure perché era bello ai miei occhi come sempre.
Aveva come sempre quegli occhi azzurri, chiarissimi, quei capelli biondi con quei riccioli che aveva sempre perfetti.
Poi indossava una felpa che io amavo con la scritta dell'Obey nera e il jeans strappato che abbiamo in comune.
“Cosa guardi? Ti devo portare via con me o no?” mi disse dandomi la mano e portandomi vicino a delle panchine e facendomi sedere.
“Siediti in braccio a me, la panchina è fredda”
“Ah la panchina è fredda?” dissi sedendomi in braccio a lui e baciandolo
“Mh.. si..”
“Ah, ma io tra un po’ vado via” dissi scherzando
“Ma se ti devo portare via con me, dove vuoi andare?”










