oggi avrei voglia di amare e di avere pensieri e istinti occupati dal desiderio e tutta l'attenzione soltanto per me.
dove si trova?
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oggi avrei voglia di amare e di avere pensieri e istinti occupati dal desiderio e tutta l'attenzione soltanto per me.
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Cercasi disperatamente anime antiche.
Il Lunedì Onirico
Il Fetish
Capitolo I
“Perché il fetish?
Perché ci sto sotto con le parole; perché amo fare ricerche; perché questo termine, nella sua accezione puramente contemporanea, è connesso ad ambientazioni in sintonia con una grossa fetta della mia anima.
La parola italiana che traduce il termine Fetish è “Feticcio”, un oggetto; in latino il suo significato è “fittizio, artificioso”.
Questa parola porta con sé una storia, di tradizioni e superstizione, fino a diventare, nel linguaggio corrente, il sinonimo di pratiche sessuali.
Il termine è stato coniato qualche secolo fa, per descrivere gli oggetti che le tribù africane usavano come amuleti e talismani o nei loro rituali voodoo.
Un oggetto al quale si attribuivano poteri magici e soprannaturali; spesso erano usati per causare danno a persone, conferendo loro caratteristiche umane.
Come siamo arrivati al feticismo? Perché riporre un significato strettamente sessuale a una pratica tribale?
Per istinto, mi viene da rispondere con un classico: le culture occidentali, contaminate dal cristianesimo, hanno demonizzato tutto ciò che fosse tradizione popolare, culto, prima del suo avvento, creando il connubio demonio - sesso; il sesso ti separa da Dio.
Adorare un oggetto come fosse Dio.. mi viene da sorridere pensando ai cattolici che ADORANO oggetti come le croci o le reliquie, in maniera estatica. Lo possiamo definire un feticismo?
Quello che è stato demonizzato non è il solo sesso ma la pulsione primordiale dalla quale scaturisce il sesso, che ne è una delle sue molteplici espressioni.
La creatività e non la riproduzione ma anche la paura, in termini di energia, pulsione appunto, hanno origine “lì sotto” e da lì si diffondono.
Nelle tradizioni orientali, “quel punto” viene associato al primo chakra; la spinta creativa, il radicamento e l’eros.
Perché la paura ha origine in quel luogo, dove si diffonde l’amore, la spinta creativa per eccellenza?
Perché la paura e l’amore sono la stessa cosa, vista da lati opposti; sono entrambe le facce della stessa medaglia.. come dio e il suo antagonista (non il diavolo, ne satana “il maligno” ma “quella cosa” che risiede al centro del lago ghiacciato, dove la materia si condensa - che secondo alcune antiche tradizioni è il principio femmineo di dio, curioso - ).
Mi oppongo a una definizione legata a significati fuorvianti; ci sono oggetti che mi suscitano una tale emozione, che riproduce quella sensazione lì ma che non è finalizzata al sesso e, per me sono dei veri feticci.
Le scatole; le rotoballe (devono essere rotonde, quelle a forma di parallelepipedo non mi entusiasmano come quelle tonde) e le pale eoliche.
Quando mi trovo davanti a questi oggetti, inizio a pulsare laggiù; io le chiamo le sfregole.
Vivo la vista dell’oggetto in questione, come qualcosa di paradisiaco, di divino, estasi pura.
Come sono arrivata a considerare le sfregole per quello che sono, è una storia altrettanto lunga e la racconterò la volta successiva; le sfregole oggi sono divertenti e suscitano in me euforia e curiosità.
Per uno di questi oggetti, sono risalita alle dinamiche mentali per le quali mi emoziono così tanto; per gli altri due oggetti, non ancora.
Le scatole suggestionano il mio subconscio con il linguaggio simbolico: rendere ordinate le apparenze, sottraendo alla vista il caos. E’ una forma di controllo, che lascia una scappatoia.
Ha generato un gran conflitto, ai suoi tempi: la sensazione di non mettere mai veramente in ordine, nascondendosi, facendo finta.
Con infinita pazienza, sto imparando a sistemare anche i contenuti delle scatole, riponendo ogni cosa al posto che merita; è più semplice fare ordine in comparti di dimensioni minori, se davanti agli occhi hai lo spazio sgombero dalla confusione totale.”
Le rotoballe e le pale eoliche restano un mistero.
Mi vuoi aiutare? Secondo te che significato simbolico possono avere?
E tu, hai dei feticismi? Quali sono?
10 anni fa chiudeva Splinder, la piattaforma di blog italiana in cui ho cominciato nel 2003 ad essere aitan(blog).
Un articolo sulle pagine di tecnologia di Repubblica ricorda i fatti. Dietro, sotto e tra le righe, tutto un intreccio di storie, racconti, riflessioni ed emozioni non sempre virtuali. Una rete di relazioni che qualcuno a un dato momento cominciò a chiamare blogosfera.
Io quasi tutto quello che avevo sulla mia pagina Splinder (e su altre pagine parallele, che avevano, per lo più, un uso didattico) sono riuscito a trasferirlo su WordPress. Ma in ogni traduzione si perde sempre qualcosa. Sono andate perdute, per esempio, molte immagini e tutta una serie di giochini interattivi che compilavo in JavaScript.
Tuttavia, a un dato momento, due o tre anni fa, ho scoperto una specie di macchina virtuale del tempo che mi ha permesso di rivedere così come erano allora alcune delle pagine di quei miei blog smarriti.
La memoria perenne del web mi fa ritrovare le pagine perdute di aitanblog.splinder.it/.com e tanto altro che credevo perduto. E io non so se
Si tratta del mega-sito californiano Internet Archive, un’immensa biblioteca digitale, che custodisce e mette gratuitamente a disposizione di tutti i naviganti milioni e milioni di file digitali e miliardi di pagine di siti (anche scomparsi, per l'appunto) raccolti in “istantanee” (snapshot), archiviate secondo la data di acquisizione.
Se a quei tempi Internet Archive scattò l'istantanea della vostra pagina perduta, potreste trovarla anche voi nei meandri della rete.
"C'è chi fa cose a caso e chi fa caso alle cose"
Gli italiani dopo il discorso di Conte:
Being me means:
E ancora non ho capito da dove iniziare aaaaa
Quando leggendo cose per la tesi scopri che il diritto alla privacy è nato perché un avvocato americano si è rotto di finire continuamente sui giornali perché la moglie lo cornificava massicciamente con chiunque, capisci che non c'è speranza veramente.
Se non ci credete cercate Samuel D. Warren su Google.