Fino alla fine
Aidan non poté guardare la sua espressione, da dietro le lacrime. Ma riuscì benissimo a immaginare un suo possibile sguardo accusatorio, di odio.
Una rabbia che, in realtà, Alec non aveva.
Ad Aidan mai era apparso così perfetto. Non riusciva a capire se fosse un fenomeno ottico dovuto alla luce e alle lacrime, se era il dolore a rendergli la sua figura così luminosa, ma il ragazzo sentì forte il desiderio di sprofondargli fra le braccia. Di affondare la faccia nelle sue spalle, di lasciarsi cullare dalle sue parole. E di sfiorargli il volto che i tagli non sembravano aver reso meno dolce. Di baciargli finché poteva, finché rimaneva fiato, le labbra morbide.
“Secondo te, Aidan? Perché l'ho fatto?”
La risposta era così semplice e cattiva. Era rimasto, pensava Aidan, perché forse per paura di rimanere da solo l'aveva baciato. Perché l'aveva illuso.
Perché si era ingannato che lui fosse migliore di quanto in realtà fosse.
Alec si era avvicinato. Aidan sentiva contro il petto il cuore del giovane, che gli asciugò le lacrime dal volto. Lacrime che sgorgavano ancora e ancora, all'apparenza senza fine.
“Alec, giurami che almeno tu non te ne andrai.” Poggiò una guancia umidiccia contro il suo collo. Le braccia del giovane lo circondarono.
“Non ti ricordi più, Aidan?” Alec infilò le dita tra i suoi capelli, gli accarezzò la schiena e gliela graffiò, sprofondando le unghie nella sua carne. “Fino alla fine, Aidan, io ci sarò.”
Fino alla fine…
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