"Questa pagina non ha scopo di lucro, diffonde la Cultura Napoletana e Meridionale nel Mondo"
(La maggior parte dei curatori della pagina sono impegnati nella preparazione degli esami Universitari, nel frattempo, usciranno regolarmente gli articoli in lingua italiana e spagnola curati da #NunzianteRusciano)
NAPOLI SCONTRAFFATTA (IERI E OGGI)
INGLORIOSO FINALE DEL RINASCIMENTO INAPOLETANO
di #NunzianteRusciano
La pietra angolare della "Nuova Napoli" (età Bassolino) fu: la piazza ripulita, Piazza del Plebiscito, salvata da decenni di servizio come squallido parcheggio. Ancora all'inizio degli anni '90, il vecchio adagio, "Vedi Napoli e muori", significava: ovviamente, che dopo le bellezze di Napoli, solo il Paradiso stesso, potrebbe avere qualcosa da offrire - veniva spesso cinicamente distorto da noi napoletani in "Vedi Napoli prima che muoia".
La baronessa Barracco, negli anni Novanta con l’iniziativa, patrocinata dalla sua fondazione Napoli ’99, di Monumenti Porte Aperte ha fornito alla nostra città uno scossone culturale prodigioso e necessario. Da allora i napoletani, riappropriandosi dei monumenti negati della propria città, hanno riacquistato una «memoria storica» del proprio glorioso passato senza la quale una civiltà è destinata lentamente a decadere e a scomparire.
Dobbiamo a Mirella Barracco nel 1984 con la sua fondazione Napoli ’99, (data carismatica ispirata alla rivoluzione napoletana) il vero "Rinascimento" o "Risveglio di Napoli" e il primo convegno, convegno a cui partecipammo io e mia moglie, organizzato dalla fondazione dall'emblematico titolo: «Il futuro del passato di Napoli», da allora non mancammo ad un solo appuntamento, ricordo ancora la nostra partecipazione a tutti gli eventi dell'Associazione Napoli '99. con i nostri figli di pochi mesi in braccio, facevamo parte di un grande cambiamento, eravamo giovani, entusiasti, Napoli poteva, doveva cambiare rotta.
Dopo molteplici iniziative culturali e mondane, la fondazione ebbe il massimo della notorietà e della benemerenza quando iniziò l’operazione culturale di «Monumenti Porte Aperte». Tale iniziativa rappresentò un complesso esperimento, per la prima volta tentato in Italia, su ispirazione della famosa giornata «Portes Ouvertes sur les monuments historiques» ideata in Francia nel 1984 dal dinamico ministro della Cultura Jack Long.
Napoli ’99 ha avuto come membri del suo comitato scientifico nomi di prestigio internazionale da Fernand Braudel a Jacques Le Goff; da Francis Haskell, a Gore Vidal, da Denis Mack Smith a Percy Allum. Tra i soci promotori personaggi come Anna Maria Cicogna e Barbara Berlingieri, Marella Agnelli e Bona Borromeo. Tra i finanziatori sponsor del calibro di Orazio Bagnasco, Cesare Romiti e Mario Valentino, oltre ad un numero imprecisato di amici sostenitori della fondazione.
Ora, in mezzo a tutti i discorsi di un rinascimento napoletano, gli scettici (dopo più di 40 anni) sono ancora in giro, certo. Si affrettano a metterti in guardia dal parlare troppo liberamente di frasi come "rinascimento". Ricorda, dicono, che anche l'epoca rinascimentale con la "R" maiuscola, pur vantando Leonardo e Michelangelo, conteneva anche molta corruzione, omicidi, intrighi e pestilenze, non diversamente dalla Napoli moderna, dicono. Eppure, a Napoli, oggi, anche gli scettici si alzano e prendono atto. Le cose potrebbero cambiare? Forse.
Cambiare a Napoli ha sempre significato costruire, abbattere il vecchio per costruire il nuovo. Dal grande terminal passeggeri del porto di Napoli all'ufficio postale principale, la città è ancora segnata, ad esempio, dalle scintillanti facciate dell'architettura monolitica fascista degli anni '20 e '30. Gli edifici erano una soluzione cosmetica e ora servono a ricordare i giganteschi ego dell’ideologia e stanno lì come elefanti bianchi che sonnecchiano al sole.
Prima di ciò, la Napoli di inizio secolo era stata letteralmente sventrata nel corso di un decennio di rinnovamento urbano. Le ampie strade e i nuovi edifici del 1900 sono ancora lì e sono ancora impressionanti; eppure, a posteriori, è bene ricordare che nemmeno quella sorta di mastodontico rinnovamento dell’impianto fisico della città fu sufficiente a impedire che centinaia di migliaia di napoletani, proprio quelli che avrebbero dovuto beneficiare del progetto, dall’emigrare in quello stesso periodo . Gli urbanologi moderni hanno paragonato quel particolare rinascimento al trattamento del cancro con la chirurgia plastica. Per ironia della sorte, è stata proprio la natura gigantesca di quel rinnovamento urbano durato decenni a sfollare migliaia e migliaia di persone, spingendo almeno alcuni di loro a lasciare Napoli.
Poi, agli inizi del 1800, Napoleone nominò suo cognato Murat re di Napoli. Murat costruì intere nuove porzioni della città, incluso un tempio simile a un Pantheon dedicato a Napoleone (ora Chiesa di San Francesco di Paola, visto nella foto sopra) di fronte al Palazzo Reale. Prima ancora: il nonno di tutti i progetti di rinnovamento urbano, il rifacimento spagnolo della città nel 1500 e 1600, compresi i cosiddetti Quartieri Spagnoli, uno dei primi esempi in Europa di blocchi quadrati di appartamenti di quattro e cinque piani (che all'epoca erano caserme per le truppe spagnole di guarnigione in città).
Niente di tutto questo, tuttavia, si può dire che abbia funzionato, almeno nel senso di affrontare veramente ciò che affligge Napoli. Innanzitutto la Napoli che generazioni di turisti hanno evitato per anni è ancora lì. La città è un microcosmo di tutti i mali sociali di cui ogni grande città potrebbe essere erede. I piccoli furti sono dilaganti e la criminalità organizzata è tenacemente radicata. Si dice che il tasso di disoccupazione tra i maschi in età lavorativa raggiunga il 40% (!), e le due principali università della città sono case per anziani laureati in storia e letteratura che non hanno fretta di finire la scuola e ingrossare le fila dei disoccupati. Inoltre, migliaia di immigrati clandestini provenienti dall'Africa ora mettono a dura prova i già sovraccarichi servizi sociali della città mentre si intrufolano nella città senza trovare lavoro se non spacciando per strada borse di pelle contraffatte, berretti da baseball e CD contraffatti o offrendosi di lavare il parabrezza ai semafori. Oppure, se sono donne, potrebbero finire con lavori sottopagati e non dichiarati come ragazze alla pari o, peggio, unirsi alle fila delle prostitute africane che costeggiano l’antica via Domiziana mentre si snoda verso nord fuori città. Queste anime sfortunate si uniscono ai ranghi del sottoproletariato nativo – non semplicemente disoccupato, ma forse inoccupabile, uno dei pochi corpi di sottoproletariato rimasti in Europa, persone senza competenze da vendere.
Il trasporto pubblico è irregolare, nella migliore delle ipotesi. (Non ci sono orari affissi alle fermate dell'autobus: "Sii felice di essere arrivato qui", è la battuta standard dell'autista dell'autobus ai passeggeri che si lamentano.) Non vivo più a Napoli e quindi non so dire come funzionano le nuove linee della metropolitana, ricordo solo che il 28 marzo 1993 fu aperto il primo tratto della Linea 1, i cui lavori iniziarono fra il 1976 ed il 1985, venne inaugurato, dopo un tempo lunghissimo spero abbiano almeno aperte tutte le altre stazioni.
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In foto le pubblicazioni:
Ventiquattro manifesti per Napoli
1986 – ELECTA, NAPOLI
Domenichino
1987 – ELECTA, NAPOLI
L’Arco di Trionfo di Alfonso d’Aragona e il suo restauro
1987 – EDITER, ROMA
Fasti Farnesiani
1988 – ELECTA, NAPOLI
1992 – IL MATTINO. GUIDA ALLA MANIFESTAZIONE MONUMENTI PORTE APERTE PRIMA EDIZIONE (9-10 MAGGIO 1992)
1993 – IL MATTINO. GUIDA ALLA MANIFESTAZIONE MONUMENTI PORTE APERTE SECONDA EDIZIONE (8-9 MAGGIO 1993)
1994 – IL MATTINO. GUIDA ALLA MANIFESTAZIONE NAPOLI PORTE APERTE
1994 – D’AURIA, NAPOLI
Maria Caputi, Arcidiocesi di Napoli e Fondazione Napoli Novantanove














