Lo spreco alimentare si combatte al ristorante
Produrre cibo che poi va sprecato costa, secondo le stime riportate in un documento della FAO pubblicato all'inizio del mese, ben 565 miliardi di euro a livello mondiale, un terzo del pil del nostro paese; questo se si considera che lo spreco coinvolge ogni passaggio della filiera alimentare, dal momento del disboscamento, dritto fino a noi che gettiamo gli avanzi nell'immondizia, passando per agricoltura intensiva, esternalità negative quali l'inquinamento atmosferico e quello idrico.
Se vi piace giocare a SimCity attivate la funzione ottimizzazione di produzione&consumi e avrete risolto il problema, altrimenti potete solo fare la vostra parte per cambiare quelle piccole brutte abitudini che danno il loro contributo a questo meccanismo perverso e sostituitele con del sano virtuoso quotidiano: mettete da parte gli avanzi, cucinate meno di quello che pensate di mangiare perchè vi scoprerete sazi prima di arrivare a vedere il fondo della pentola, non fate la spesa quando avete fame ed altre mille piccole cose che faranno felici voi e il vostro portafogli, oltre che il sistema pianeta (felicità impercettibile al contrario di quella che investe il vostro salvadanaio).
Se poi proprio non riuscite a starvene buoni potete sempre fare come hanno fatto nella vicina Danimarca Sophie Sales e i suoi compari, tutti membri di un'associazione attiva sul territorio che si chiama RETRO, che hanno deciso di aprire -pensate un po'- un ristorante che cucina esclusivamente cibo 'recuperato'. Non facciamo confusione: sta dilagando una nuova mania tra gli integralisti del consumo critico, e cioè quella di andare a pescare gli ingredienti per la cucina casalinga direttamente nei bidoni della spazzatura, genialata che è valsa a questi signori l'appellativo di freegans; ma non è di questo he vi parlo.
Il ristorante in discorso, il 'Rub og Stub', si approvvigiona presso fornitori tra i quali non rientra la municipalizzata incaricata della gestione dei rifiuti solidi urbani, sono piuttosto negozi rionali, supermercati, grossisti, e produttori diretti che non vedendo un immediato e concreto interesse economico a trattare del cibo che è prossimo alla scadenza e che di conseguenza lo mettono a disposizione del Rub og Stub che così facendo sistema nelle proprie dispense carne d'agnello, petto d'anatra, prodotti caseari, frutta e verdura a volontà. Questo assicura da un lato che quei generi alimentari non andranno sprecati, e dall'altro che il menù del punto di ristoro sia sempre diverso!
Superato lo scetticismo iniziale di fornitori(donatori) e clienti il ristorante ha cominciato ad ingranare e se il contributo dato alla nobile causa del consumo consapevole non fosse sufficiente tenete ben a mente che i profitti dell'esercizio economico sono interamente destinati a finanziare progetti umanitari attivi in Sierra Leone.
A questo punto non ci resta che arrotolare le maniche e iniziare a mangiare. Consapevolmente.