«Not this time» che potrebbe rifarsi a tutte le altre volte che le ha detto che non stava bene, che era triste. «Pensavo mi portassero ad Azkaban». una piccola pausa, mentre riprende silenziosamente fiato. «Per questo ti ho scritto quelle cose».
(Domenica 31 maggio, intorno all’una di notte)
Ciao Ilary,
volevo dirti che un po’ mi manchi. Che mi manca com’eravamo, al di là della coppia e dei Wilstock. Che mi manchi tu come persona e che mi manco io per com’ero con te, prima ancora di urlarti sempre addosso o tradirti o chissà cosa. Non sto chiedendo tregua o di far pace. Non potrei, non avrei alcuna possibilità. Volevo soltanto lo sapessi. Inutilmente, ormai.
Volevo dirti che ti auguro davvero di essere felice.
Non rispondermi, perché tanto non sarò qui per leggerla.Tranquilla, non vado a suicidarmi, solo… non ci sarò perché ho fatto un casino.
Non parlarne con nessuno. Neanche con Nathaniel, Robert, nessuno.
Ciao, Ilary.
Lancia una rapida occhiata al membro della SSM che si suppone essere la sua scorta, forse per assicurarsi non stia origliando:
«ho ucciso una donna il trenta maggio».
«Eppure eccoti qui» salvo e in piedi, a dispetto delle bolidate, quale novità. Ora una punta di amara ironia le fa flettere le sopracciglia con un`eloquenza che sembra quasi indirizzata a incoraggiarlo, più che a rimproverarlo. «Mi stupisce come chiunque lo abbia capito eccetto te» osserva infatti in un secondo momento, semplicemente schietta.
«Sono un assassino e merito Azkaban.
Sono paragonabile a Peter Minus, adesso».
«Tu e le etichette siete stati per caso appiccicati insieme da un incanto di adesione permanente alla tua nascita? Avere ucciso qualcuno non fa di te un assassino, non siamo solo le nostre azioni, per tua fortuna» stoccatina necessaria. «E comunque, se davvero lo fossi, non te ne staresti qui nascosto a piangere dietro un`edera nella terrazza di un ospedale che odi.
Sebastian Waleystock, ti è mai passato per la testa che stare male per quello che fai possa renderti incredibilmente umano oltre che una testa di troll e sempre la peggiore versione di te stesso?
Io penso che tu meriti più che altro un corso di incantesimi di sfogo, o di autocontrollo». La manina si solleva per provare ad assestargli uno scappellotto dietro la nuca, a punizione dell’eresia proferita. «Non sapevo che fossi un Animagus, adesso» lo rimbecca, retorica. «Senza offesa, ma sei troppo egocentrico per relegarti ad anni di fuga nell`ombra, lontano dalla ribalta. Se avessi almeno un grammo della sua furbizia non staresti in questa situazione adesso, no?» Ilary Wilson e i suoi tentativi di sollevare il morale al prossimo parte ottomila. Ma oh, lui sembra cavarsela bene anche da solo a buttarsi giù, lei deve bilanciare.
«Vorrei la pensasse così anche Nathaniel» lasciandosi andare a quel commento del tutto spassionato, quasi inconsapevolmente, accompagnandolo con un sospiro stanco — che gli scivola via dalle labbra.
Lo sguardo le scivola su quella tazza posta fra loro, che segna confini metaforici da non valicare e su cui lui sta pericolosamente camminando. Di nuovo. «Ok... non affronteremo questo discorso» sancisce, pure se sembra lontana dal volerlo rimproverare per quello scivolone.
Un piccolissimo sorriso di chi sembra davvero essere riuscito a placarsi per la gentilezza e leggerezza altrui. «Vorrei un mondo parallelo dove potremmo essere ancora amici e parlarci». Con un cenno di malinconia, forse anche di dolore. Gli occhi chiari sul suo viso.
Allarga le iridi e sfarfalla le ciglia: stranita, inspiegabilmente inquietata da quell'eventualità, che ci mette troppo poco a catalogare. «Non siamo mai stati amici, Seb» un soffio a commentare con inclemente sincerità il suo dire, pure se di nuovo non v'è rimprovero nel tono ma solo fermezza; la stessa che la porta anche ad aggiungere che «non credo che potremmo mai esserlo». A scanso di equivoci.
«Posso chiederti un favore, qualora dovessi finire ad Azkaban?» in ultimo, si volterebbe verso di lei, per guardarla. «Avviseresti i miei genitori?» che per una volta potrebbero ritenersi davvero delusi dal figlio.
«Non finirai proprio da nessuna parte» sentenzia decisa, il tono ad uscire quasi gutturale, a causa del groppo di lacrime fermo in gola. «E` stata legittima difesa e qualsiasi giudice con un po` di zucchero in zucca lo saprebbe». Deglutisce. L`aria del congedo altrui a farsi sentire, sollevandola dal disguido di dover controllare l`ora per capire quanto sia in ritardo. «E tu fammi il favore di non fare bolidate» ricambia la richiesta, cercando ancora il suo sguardo con una nota di supplica nel tono. «Tipo trasformarti in un topo e tentare la fuga» ironica, almeno in parte, nel depositare quella preghiera eloquente al cospetto delle sue orecchie. Prendila Seb, grazie.
«Non farò niente di avventato. O stupido.
Quantomeno non fino alla fine del processo».
Ironia? Le farebbe persino un occhiolino forzato, con un pizzico di sorriso, prima di, ancora con le mani nelle tasche, girare sui tacchi ed andarsene via da lì.
«Bene» il commento finale, risollevando il visino su di lui. Ironia? «Perché questa volta non verrò a salvarti» il sorriso ad ampliarsi appena.
Okay, facciamo che ti lascio qui un rapido vademecum nel caso in cui fossi confuso:
- Se ti servono cure mediche, dirigiti al San Mungo o casta un Mungo Inclamo. Pensa al tuo Guaritore preferito e fa che non sia io.
- Se ti serve denunciare qualcun altro, trovi Robert all'indirizzo "Conquaestio Custodis" o al II livello. Portagli almeno delle ciambelle.
- Se ti serve alleggerirti la coscienza, puoi indirizzare gufi, patronus e parole ad amici e/o magipsicologi professionisti.
- Se stai pensando di rispolverare il tuo vecchio calderone perché hai danneggiato irreparabilmente quello nuovo: puoi castarti un Avada in fronte.
Cordialmente tua,
Ilary
PS. Nel remoto caso in cui fosse un'emergenza che solo io posso risolvere, prego rispondi pure a questo gufo.
«Fammi sapere come sarà, allora» il qualcosa di avventato a fine processo? «...Mischiare i gusti del gelato» l'occhiolino non può ricambiarlo, ma un sorrisetto struzzetto glielo rifila comunque, mentre le guance s'accendono appena di colore assieme allo sguardo. Forse rincuorata, di vederlo andare via un po' meglio di come lo avesse trovato.
A guardare Ilary e l’iniziale espressione del Medicine, si direbbe che Sebbie abbia trovato la sua vocazione, una vocazione che non stona con la nuova tenuta dell’ex Grifondoro.
Felpa nera e cappuccio nero da Dissennatore/Rapinatore/Incappucciato etc. Omicida no?
«Andiamo». Si limita a dire Sami, seguendo Sebastian e, subito dopo, Ilary. Aspetta che quella chiuda le tende dietro di loro e, almeno finché Sebastian non si sistema, è all’infermiera che il Medicine rivolge le proprie attenzioni.
Inspira ed espira e, quando un secondo respiro l’abbandona, sarà una calda nuvola di pura emozione a lasciare il suo corpo. La tranquillità, la pace e il conforto che si trovano nel sapere di non essere soli ad affrontare l’ennesima situazione complicata. La distensione dello spirito che rilassa i nervi e consente di lavorare con lucidità. Sono questi i sentimenti da cui Sami si lascerebbe permeare, nel cercare un breve contatto empatico con Ilary, una carezza che possa esserle d’aiuto. Lascia che quelle emozioni l’attraversino, le ingabbia ed è con l’abilità dell’empatico che se ne lascia riempire, finché non l’abbandonano e cercano una nuova ospite.
«Troveremo una soluzione».
Dapprima alla volta di entrambi, poi rivolgendosi al solo Sebastian. «Per ora ci concentriamo sui sintomi, Seb». Le labbra si schiudono nell’accenno di un sorriso. L’espressione è ferma, sicura e ha tutto l’intento di creare il clima “giusto”. Allo stesso scopo serve quel nomignolo, che suonerà così strano alle orecchie del Waleystock. «Cerchiamo di ridurre quelli, mentre troviamo una soluzione definitiva... non posso lasciare che ti cada la mano. Ricordo ancora quando me l’hai stretta forte perché avevi paura. Ti dice niente?». Domanda, nell’ennesimo tentativo di distrarlo dalla sua condizione.
Forse è ai propri nervi saldi che attribuisce la lucida calma che la invade adesso, impegnata già di suo a chiudere in un cassettino lontano tutti i sentimenti che potrebbero intralciarla. E una volta tanto non è solo per il bene del paziente che si concede una professionalità più asettica del suo solito, non può proprio permettersi di ammoridire i muri che ha tirato sù fra lei e Sebastian. «La circolazione sembra apposto» e il tono sembra suggerire che se lo aspettasse «deve essere il flusso magico il problema». La fermezza nella voce di Sami a renderla fiduciosa che sì, troveranno una soluzione, ed è su di lui che solleva un tiepido sorriso di affettuoso ringraziamento. Forse per essere lì, e per fare il possibile a rendere il clima più leggero. E non da ultimo per quel contatto empatico che non fatica a stabilizzarsi perché lei non sembra opporre resistenza nemmeno al suo tentativo non-magico di alleggerire la tensione.
«Peccato, l`amputazione sarebbe stata la mia prima soluzione»
Oppure, in alternativa: «un infuso di agrimonia...e adone di primavera bevuto con regolarità potrebbe aiutarti contro il dolore» e non solo, ma lei questo non lo specifica. «Mi chiedo se anche una Riparacciacchi non possa incidentalmente aiutare almeno a livello muscolare, a evitare contratture e addormentamenti...» E no, non è un caso se sta guardando Sebastian e non Sami. Che ne dici di provare ad attivare quel cervellino che ti ritrovi? Dovrebbe funzionare ancora, anche senza magia.
«Mi somministri qualcosa per curare l’ansia, quando vengo qui per una mano bloccata?»
Ingrato e insulso microbo. Una punta di biasimo tinge appena le guance, assieme a un fastidio lievissimo che si leva in quella spiegazione dai toni retorici «non mi pare una cattiva idea tenere i nervi distesi a una persona con la mano bloccata» tanto per ripetere le sue parole e fargli notare la scemenza appena proferita. Forse un po` troppo affilata, ma la si vorrà perdonare se è così poco incline ai suoi capricci ingrati, soprattutto dall`alto di chi non ha fatto altro che tentare di aiutarlo sempre. Oh santi numi, vogliamo una medaglia adesso? Hai fatto solo il tuo lavoro (!)
«È proprio il caso di dire che sei IN OTTIME MANI!». Troll, fino al midollo. «Lascia che siamo noi a curarti, Ilary hai ragione».
Un vago sorriso di rimprovero alla volta di Sami, per quell`appoggio non necessario. Ottime mani, le sue, nemmeno lei sente di poter dissentire.
Infine, quello che potrebbe suonare o molto professionale, per l`autografo sulla cartella, o molto più che personale:
«Rob» una smorfia lacrimosa a strapparle un altro singhiozzo. «Come lo capisci quando è ora di lasciare andare?»
«Quando succede quello che ti è appena successo. Quando chi ami profondamente pianta un chiodo che non puoi sollevare e ti lascia da solo ad averci a che fare, facendoti venire l`assurdo pensiero che non dovevi sbagliare, che non hai saputo capire, che hai fatto più male che bene e che tanto per gradire sei pure stupido e ottuso» gli angoli delle labbra si sollevano in un improbabile sorriso. «Lì capisci che è il caso di essere un po` più egoisti».
La risposta attesa, sperata e negata, le fa strizzare con forza le iridi e schiacciare il nasino contro il suo e, assieme alla presa che lui la sta autorizzando a mollare, si allevia anche quella che le teneva le unghie affondate nella sua pelle. Si suol dire che le coltellate precise come quella di Robert siano il cosiddetto colpo di grazia, ma il sentir ripetere ad alta voce esattamente ogni singola sfumatura di cosa sente e di cosa ha sentito, trasforma quella precisione chirurgica nella miracolosa responsabile del sorriso acquoso che infine le curva le labbra. Nient`altro da mettere agli atti, al posto delle parole è il musetto a sporgersi in avanti per strusciargli il nasino contro una guancia; come fanno gli animaletti molesti che vogliono dimostrare affetto. Un bacetto viene rubato all`angolo della sua bocca prima che lei torni ad affossare il capino contro l`incavo fra la sua spalla e il collo. Un sospiro profondo, un ringraziamento, l`ultimo baluardo di colpa che si concede di provare mentre quella stretta si fa meno stritola-costole e più semplice rifugio in cui accoccolarsi. «Lo sarò se lo sarai con me» egoista. Dritta nel suo orecchio. Incredibile, ce l`avete fatta. Ad arrivare alla conclusione di Miss Polland passando per il retro, come si confà ai figli di Salazar travestiti da morbide rocce.
i believe you, i'm not wrong, oh it suits me to feel strong
i’m ready now
Fare entrare qualcuno? O preferisci ancora un momento? Posso dire a chiunque che sei più intontita di quanto non sembri, se vuoi. O far entrare chi preferisci con qualche escamotage. Magari trasfigurato in un carrello per il pranzo o cose del genere
un`occhiatina complice, tanto per dirle che può contare su di lei anche per eventuali bolidate da raccontare al...Primo Ministro, o simili.
Grazie
un po’ per tutto, sia per rendersi disponibile a trollare persino la Lloyd, ma soprattutto per essere riuscita a salvarla insieme agli altri medimaghi.
Illy Wilson: la migliore amica dei pazienti per un motivo.