RECENSIONE / Sin/Cos - Parallelograms
Anemic Dracula - Sangue Disken - Collettivo HMCF / 2014
Cosa succede se il frontman dei My Awesome Mixtape dà vita ad un gruppo dalle sonorità elettropop? Nasce Sin/Cos, un progetto nato dalla mente creativa di Paolo Torregiani, in arte Maolo, in collaborazione con Vittorio Marchetti. Parallelograms è il primo capitolo di questo percorso da poco intrapreso.
L'album inizia, quasi ironicamente, con un epilogo: Epilogue è infatti la prima traccia e ci dà un'idea precisa di quello che è l'intero prodotto. Cassa e basso senza troppe variazioni, molto costanti, fanno sì che il tempo sia monolitico, diretto e calzante. Tutto è dominato da un utilizzo smodato dell'auto-tune sulla voce, che sovrasta la base al punto che l'ascoltatore fa fatica a godere appieno le basi dei vari pezzi, che sono peraltro ben studiate e molto piacevoli. Un brano esemplificativo e che spicca è Orchid, in cui vengono inseriti anche degli archi, creando un'atmosfera malinconica e coinvolgente allo stesso tempo.
In tutti i pezzi voce e base si mescolano in modo piacevole; quella voce sintetizzata diventa, a conti fatti, uno strumento vero e proprio e può far venire in mente ciò che già avevano fatto gli Imogen Heap. Senza la caratterizzazione di questa voce metallica, impersonale e artificiale, senza questa predominanza, il prodotto sarebbe stato completamente diverso e probabilmente non avrebbe funzionato altrettanto bene.
Significativo è l'apporto di Laura Loriga, la cui dolcissima voce fa il suo ingresso in Armanian, rendendo l'album meno ripetitivo di quanto apparisse nella prima parte. Questa special guest ricompare poi verso la fine in Dropping, probabilmente la traccia più bella dell'album: un brano dalle note quasi ansiogene, ma che rendono l'esatta sensazione di una storia che finisce, o di due persone che cadono.
Parallelograms potrebbe essere definito un prodotto commerciale, inteso sia nella sua accezione negativa che in quella positiva: da un lato è musica che agli ascoltatori più sofisticati dell’elettronica, sempre alla ricerca di suoni nuovi, tendenti allo sperimentalismo, può risultare fin troppo pop; dall’altro questo è senz’altro un disco dalle mille sfaccettature che può piacere a molti per via di una voce sulla quale si lavora molto con auto-tune. Una voce che alla lunga può sì annoiare, ma senza la quale il disco risulterebbe piatto.
Un album che dà l’impressione di essere freddo e distaccato, ma dal quale tutti possono lasciarsi coinvolgere, da godere specialmente live, piuttosto che in un ascolto solitario e, alla fine, muovere a ritmo la testa.
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