Il mistero si infittisce: scatola aperta
Roma, primo agosto 2016 - mattino
Sono riuscita ad aprire la scatola e alla fine è vero che era per me.
Nulla ormai avviene più per caso, dovrei saperlo ma puntualmente mi stupisco. O semplicemente ho paura e spero sempre nelle brutte coincidenze?
Cosa ho che non va? Perché a me? Cosa è successo quella sera dell'incidente?
Solite dubbiose domande a cui non so ancora darmi una risposta e il contenuto della scatola mi ha spiazzata.
Non appena ho sentito scattare l'ingranaggio che mi avvisava dell'apertura della scatola, ho avuto un tuffo al cuore. Per un attimo lungo un'eternità l'ho fissata senza sollevare il coperchio.
Alla fine mi sono fatta forza e l'ho sollevato, e le mie narici si sono riempite di un delicato profumo di incenso.
Su un letto sparpagliato di foglie di tè ho trovato una fotografia.
Una mia fotografia, uno scatto rubato mentre ero agonizzante, in una pozza di sangue, inginocchiata e che tendevo la mano a qualcuno che mi stava a sua volta tendendo la propria.
È tutto sfocato e scuro, non riesco a cogliere dettagli rilevanti sul posto o a chi possa appartenere quella mano tesa.
Ma è la sera del mio incidente, non ci sono dubbi anche perché ho iniziato subito a perdere sangue dal naso.
L'ideogramma, maleficio.
Dietro la fotografia una scritta fatta a mano:
«Il momento della promessa è giunto, l'ignoranza inaccettabile. Quando si è smarrita la Via, è saggio tornare sui propri passi, e ricominciare dal punto di partenza.»
Altri dubbi. Altre domande.
Di chi è quella mano?
Chi ha scattato la foto?
Come mi sono ridotta in quello stato?
Dove è avvenuto?
Sento la testa scoppiare e ho una tremenda voglia di piangere....Ma almeno ho recuperato il sangue maledetto per farlo analizzare da Zoe.







