<< I bambini furono riuniti e disposti in una fila regolare; fu questo uno degli spettacoli più spaventosi che avessi mai visto […]. I ragazzi di 12-13 anni ancora si reggevano, ma i piccoli di 8-10 anni… Spesso venivano requisiti alle famiglie in età più giovane di quella prevista dalla legge! Nessun pennello, per quanto cupo, riuscirà, riuscirà mai a rendere tanto orrore! Pallidi ed esausti, con espressione spaurita, se ne stavano là nei goffi cappotti militari dal collo alto, rivolgendo un debole e pietoso sguardo ai soldati della guarnigione […].
Le labbra livide, i cerchi scuri sotto gli occhi, indicavano la febbre. E quei bambini malati privi di cure ed affetto, esposti al vento che continuamente soffia dal Mar Glaciale Artico, si avviavano alla tomba. >>
Questa è la descrizione delle piccole reclute ebree stilata da Aleksandr Herzen nella biografia della sua deportazione in Siberia, ove ne incontrò un gruppo nel 1835.
Lo Zar Nicola I aveva ritenuto di individuare nella coscrizione delle giovani generazioni ebraiche un ottimo mezzo per convertirle al cristianesimo e per conformarle all'usanza della Santa Russia: 33 anni di servizio militare, lontano dalla comunità d'origine, costretti agli usi ed ai costumi della società russa, li avrebbero certo trasformati.
Alla prova dei fatti però si verificò l'opposto, perché allontanò ancor più la comunità ebraica da qualsiasi idea di assimilazione e avvicinamento al mondo circostante.
Da “Breve Storia dei popoli arabi”, Sergio Noja, 1997.















