So cosa vuol dire perdere tutto, perdere gli amici, le persone che ti vogliono bene, perdere se stessi e ritrovarsi soli. E da sola mi fermo a pensare, a fare un resoconto della mia vita, a tirare le somme di questi anni trascorsi e che hanno sempre di più affossato la mia felicità, la mia autostima, il mio affetto nei confronti degli altri e la mia voglia di vivere e di socializzare. Non sono solita scrivere nei miei momenti di tristezza, anche perché non trovo interessante né coinvolgente il mio modo di farlo, perciò evito. Non so il vero motivo di questa mia improvvisata, probabilmente sto solo cercando una via di fuga o semplicemente la luce in fondo al tunnel che mi permetta poi di uscire. Sono ben al corrente di non essere l'unica ad avere problemi del mio tipo, ma ogni persona li affronta in modo diverso e soprattutto c'è chi ce la fa e chi no. E io, beh, mi trovo tra quest'ultimi. Sono anch'io nel girone dei falliti, e probabilmente me la batto molto bene per diventarne la leader. Credo ci vorrà molto poco. Ad essere onesta ho anche perso il filo del discorso, sebbene questo non sia un vero e proprio discorso ma piuttosto un buttare giù quello che mi passa per la testa in questo momento. E quello che mi passa per la testa in questo momento è la voglia irrefrenabile di mollare, lasciar perdere tutto, gli amici, la famiglia, l'università, la vita. Mi sento totalmente inadatta e inadeguata per questo mondo. C'è gente che si fa letteralmente il culo per vivere, andare avanti, mantenere una famiglia, lottare contro una malattia, mentre io sono qui che mi piango addosso in un angolino, senza muovere un dito né per loro né per me. Con ciò, ripeto, sto solo trascrivendo i miei pensieri momentanei e accumulati nella mia testolina da diversi anni. Mi piacerebbe che le cose migliorassero, vorrei portare a termine i miei progetti, le mie volontà, la voglia di viaggiare e girare il mondo, fotografare la bellezze della terra e mille altre avventure, ma la tristezza che ormai è parte integrante della mia vita tende a spingermi sempre più verso il basso e a farmi vedere tutto ancora più nero, e a non rialzarmi per vivere la mia vita. Questa è una parte di me, della vita di una triste ragazza morta, direi.