Noia sottile
Del fumar mozziconi
Bruciati a petto.
Mando in fumo
Sospiri impotenti
Senza diletto.
Vita che scorre,
Un fiume di cenere
Sfocia nel mare.
BaoTzeBao, 20 agosto 2022 - 9.27, Kontowood.
seen from Yemen
seen from United States
seen from Belgium

seen from Poland
seen from Yemen
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seen from Algeria
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seen from Malaysia
seen from Canada
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Noia sottile
Del fumar mozziconi
Bruciati a petto.
Mando in fumo
Sospiri impotenti
Senza diletto.
Vita che scorre,
Un fiume di cenere
Sfocia nel mare.
BaoTzeBao, 20 agosto 2022 - 9.27, Kontowood.
The only cigar.
Toscano.
If you were in Palm Coast on April 10, 2019 and missed the Manifatture Sigaro Toscano presentation by Michael Cappellini in person, know this: He was fantastic and this needed to be preserved.
So we did record it, and you can watch it here.
But you really missed the tastes and smells during the tasting, that we cannot help with.
Enjoy this! And come get some great cigars at The Humidor! You get get Toscano Cigars, Toscanellos, or many other handmade premium brands!
Toscano del Presidente Italia
Toscano del Presidente Italia
Toscano del Presidente Italia Ed. 2022 Lo storico ammezzato della Manifattura di Lucca in un formato nuovo e unico Questa edizione esclusiva del sigaro Toscano del Presidente Italia Formato Magnum celebra la fascia di Kentucky italiano fermentato della Valtiberina. Dal colore scuro ed uniforme, nasce dalle mani delle più esperte sigaraie, un formato ammezzato innovativo con dimensioni fuori dal…
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I 300 anni del Chianti Classico
Occuparsi della storia del Chianti Classico, il famoso vino DOCG prodotto in alcune aree della Toscana, comprese tra Firenze e Siena, è un po’ come entrare in una favola, in un mondo antico fatto di nobili casati.
La sua nascita viene fatta risalire al 1716, al tempo in cui il Granduca Cosimo III de’ Medici definì con il bando “Sopra la Dichiarazione de’ Confini delle quattro regioni Chianti, Pomino, Carmignano e Val d’Arno di Sopra”, unico nel suo genere, i territori adatti per la produzione di vini alta qualità.
Da allora sono trascorsi “300 anni e nemmeno una penna bianca”, come recita l’efficace slogan scelto dal Consorzio di tutala di questo pregiato vino.
Il Chianti Classico (da non confondere con l’altro DOCG, il Chianti) è composto con Sangiovese (80-100%) e da altri vitigni, purché a bacca rossa (20%), come gli autoctoni Canaiolo Nero e Colorino, oppure gli stranieri Merlot e Cabernet Sauvignon.
Tra i 100 migliori vini d’Italia, scelti dalla prestigiosa rivista americana Wine Spectator, nemmeno quest’anno potevano mancare etichette blasonate: il Castello di Brolio 2006 della Ricasoli (il barone Bettino Ricasoli viene ancora oggi considerato il principale sostenitore del Chianti Classico), il Castello d’Albola 2011, etichetta che prende il nome da un castello appartenuto alle più nobili famiglie toscane (gli Acciaioli, i Samminiati, i Pazzi, i Ginori Conti, ecc.) e il Bellavista 2007 della cantina Cantina di Ama sulle cui vigne Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena nel Settecento scrisse: “sono ben esposte, assolative, tutte tenute ottimamente e come giardini: questa parte è la più fertile e la più rinomata del Chianti.” Così si può ancora oggi dire di questa come delle altre vigne della zona.
E il sigaro Toscano? Un calice di Chianti Rosso (in commercio ce ne sono anche di più abbordabili rispetto a quelli citati) e Stilnovo. Un long-filler dall’aroma tra il cuoio e il legno, realizzato a mano dalle sigaraie di Lucca per festeggiare i dieci anni di Manifatture e invecchiato quattro anni con una particolarità tutta nuova, caraibica: la doppia fascia, una interna di Kentucky italiano e una foglia selezionata esterna di Kentucky americano che gli conferisce un gusto amaro e intenso.
Toscano in noir. Intervista ad Alberto Minnella
Il Toscano è il sigaro degli uomini con il senso del giusto e della verità. Lo è stato per Il Biondo impersonato da Clint Eastwood in “Il buono, il brutto, il cattivo” di Sergio Leone; per il tenente Colombo, nella riuscita interpretazione di Peter Falk. Personaggi di fantasia del grande e del piccolo schermo. Altri se ne possono trovare tra le pagine di un libro. Uno dei casi più recenti è quello del commissario di polizia Paolo Portanova, scaturito dalla penna del giovane autore Alberto Minnella, di cui è in uscita, proprio in questi giorni, la terza storia: Portanova e il cadavere del prete, per i tipi della Fratelli Frilli Editori. Un personaggio nel quale Minnella mette una certa dose di se stesso, come la passione per il jazz e per il sigaro Toscano, tra cui una appassionata degustazione di Extravecchio, tutta da scoprire.
Nella conversazione che segue, Alberto ci racconta della sua opera, dell’amore per Siracusa, in particolare per Ortigia, l’isola che costituisce la parte più antica della città, del rapporto che lo lega al personaggio del commissario Portanova, rivelandosi un ottimo compagno di puffate.
Le inchieste del commissario Portanova sono ambientate negli anni Sessanta. Perché questa scelta e come immagini la Sicilia di allora?
«Ho iniziato a scrivere il primo romanzo su una Olivetti Lettera 32, datata ’63-’64. Da qui l’illuminazione: la curiosità di conoscere la Siracusa (e Ortigia) di quegli anni e di scoprire quanta distanza c’è con la città che è oggi. È stato un vero e proprio viaggio nel tempo. Ho poi cercato di creare un universo parallelo, ricostruendo la vita del commissario Portanova in una Ortigia che fosse mia, un vero e proprio labirinto malinconico in cui perdersi».
Già nel titolo del penultimo romanzo, Una mala jurnata per Portanova, introduci in narrativa l’uso del dialetto siciliano. Perché questa scelta?
«Il mio primo romanzo l’ho scritto usando la terza persona. Forse per avere una distanza di sicurezza dalla materia romanzo che mi scivolava di mano tutte le sante volte (capita ancora, devo dire). Da Mala jurnata in poi ho scelto di correre qualche rischio in più, lasciare che il lettore ascoltasse la storia gialla direttamente dalla bocca del protagonista, cioè un poliziotto siciliano degli anni sessanta. Immediata, dunque, la scelta del siciliano, che non è dialetto, ma carta d’identità. Per ovvi motivi ho dovuto sporcare il tutto con dell’italiano».
Nelle tue storie il sigaro Toscano è una presenza ricorrente. Come nasce la passione per questa eccellenza italiana?
«La mia passione per il Toscano è nata poco più di sei anni fa, per caso e per gioco. Fino ad allora ero un semplice fumatore di sigarette. Qualcosa, poi, deve essere scattata nella mia testa e l’amore per lo stortignaccolo non mi ha più abbandonato e ho condiviso quest’esperienza con mio padre, fedelissimo fumatore di Antico. Una cosa che ci unisce e non poco.
Ho abbandonato le sigarette (non mi piaceva più il gusto) e non ho fumato altro che sigari toscani. Negli anni ho scoperto che un mezzo Toscano è, inoltre, un compagno fedele, silenzioso e anche un grande amico: grazie al suo aroma pungente e al piacere di ritagliarmi del tempo per fumarlo lentamente, mi costringe a un piacevole isolamento dalla rabbia e dalle persone che in quel momento non ho assolutamente voglia di vedere. E di solito sono moltissime».
Il commissario Portanova sembra quasi che non riesca a concentrarsi senza un Toscano. Che tipo di rapporto esiste tra te, il personaggio e questo sigaro? E qual è il tuo preferito?
«Fra me e Portanova c’è un rapporto di amore e odio e non è un personaggio che ho creato a mia immagine e somiglianza, anche se in lui c’è più di qualcosa che mi appartiene. Ho, per esempio, regalatogli il mio caratteraccio, esasperando pregi e difetti e prestatogli il vizio del fumo. Ho scoperto, man mano che scrivevo, che fargli fumare ossessivamente un sigaro era un buon modo per farlo cincischiare con qualcosa mentre la sua mente elaborava e metteva insieme fatti e indiziati. Maigret ha la sua pipa e il suo gris; Portanova ha il suo brontolare e il suo mezzo Extravecchio».
Quali sono gli abbinamenti che preferisci? Ce n’è uno in particolare che dedicheresti ai lettori de Il Toscanofilo?
«Fumo spesso Extravecchio e Antico. Ho trovato due abbinamenti che mi fanno letteralmente godere: Extravecchio e American Pale Ale del Birrificio Alveria (una birra straordinaria prodotta a Siracusa), e Antico e Talisker Storm. Provare per credere».
Il commissario Portanova non si fa mai mancare un Biancosarti. C’è qualche bevanda o cocktail “vintage” che ti piace in particolare?
«Adoro la birra amara e il whisky. Più vintage di così?»
Di Siracusa hai scritto: “è l'onestà travestita da brigante”. E’ un’immagine forte e intrigante. Puoi raccontarci qualcosa di questa affascinante località della Sicilia?
«Dietro la facciata c’è sempre qualcos’altro. La natura nascosta delle cose difficile da disvelare. Siracusa, e quando parlo di questa città non intendo, appunto, il gioiellino freddo per turisti che si è abituati a vedere, è una città difficile e a volte asfissiante, ma che sotto la gonna nasconde tanta dolcezza. Nello sguardo duro di un ortigiano scorgo tutta la malinconia delle buone cose passate».
In città ci sono fumoir dedicati o angoli particolarmente suggestivi per gustare il sigaro? Qual è il tuo luogo del cuore?
«Quando mi trovo a Siracusa non posso fare a meno di passeggiare fra vicoli e viuzze di Ortigia, scoprendone a volte dei nuovi dove non ero mai stato, con un buon Toscano acceso fra le labbra. È una di quelle cose che mi rimette al mondo».
All’aficionados che viene in viaggio a Siracusa dove consigli di andare per fare scorta di stortignaccoli?
«Consiglio di andare alla tabaccheria Zuccaro, in via Adda 11. Il posto ideale per chi vuole qualità e competenza».
Ora, Amici, non rimane che tuffarsi nelle pagine del nuovo romanzo. Una lettura carica di suspense. Perché proprio quando il caso sembra risolto, ecco che se si apre un altro filone d’inchiesta, che farà dire a Portanova “La mia giornata finì esattamente com’era iniziata: male”, aggiungendo malinconia a un tormentato autunno.
Grazie Alberto, per la disponibilità e la piacevole chiacchierata che hai regalato ai lettori de Il Toscanofilo.
Portanova e il cadavere del prete è disponibile in libreria e su Amazon.
In viaggio nell’estate d’autunno
Chiamatela come volete, Estate di San Martino o, alla maniera anglosassone, Estate Indiana, in entrambi i casi ci si riferisce a quel periodo dell’anno, compreso tra settembre e novembre, caratterizzato per un clima mite dopo i primi freddi. Occasione per proseguire il nostro Toscanello Grand Tour nell’incanto dell’autunno, racchiuso in una parola: foliage.
Seguiremo una cartografia emozionale, costituita dalla gamma dei colori del giallo, dell’arancio, del rosso e dei marroni con sfumature prugna e viola, per approdare in un fumoir dove sprigionare l’essenza del sigaro Toscano. Tappa a Villa Peyron, detta anche Bosco di Fonte Lucente, a Fiesole (Firenze), la cui prima testimonianza si trova nelle “Mappe dei Capitani di Parte Guelfa”, risalenti al periodo compreso tra il 1580 e il 1595. L’attuale configurazione della Villa è dovuta alla famiglia degli industriali tessili Peyron, che l’acquisì nei primi del Novecento. Il giardino è il risultato della passione di Paolo Peyron. Qui si trovano molte piante che fanno parte della tradizione del giardino italiano, tra cui il bosso, la quercia, il cipresso, il cedro e l’osmanto, un arbusto sempreverde che profuma l’aria nei mesi di settembre e ottobre, limoni, agrumi e fiori. Pensate che uno studio botanico ha censito la presenza di quasi 300 specie di cui almeno 13 tra le più rare e minacciate.
L’altra tappa è nel più eccentrico Giardino Bardini a Firenze, che sorge tra Costa San Giorgio e Borgo San Niccolò offrendo uno splendida vista sulla città e i suoi monumenti. Non a caso la Villa seicentesca era anche detta Villa Belvedere. L’edificio ricorda i Casini di Delizia, in voga a Firenze tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento, concepiti per la deliziare i signori e circondati da coltivazioni agricole produttive e ornamentali. Il Bardini di giardini ne contiene ben tre: il bosco all’inglese, il parco agricolo e una parte monumentale occupata dalla scalinata barocca.
Dopo una camminata all’aria aperta, con i colori dell’autunno ancora negli occhi, diciamolo pure, una bella fumata è più che meritata. Opterei per l’enoteca Fuori Porta con spazio fumoir, in via Monte alle Croci 10r, e il versatile Garibaldi ammezzato, adatto sia con i vini bianchi strutturati che con le birre, di gran voga in questo periodo.
E’ lui, nuovo, rosso fiammante, si chiama Stilnovo. Il sigaro Toscano handmade a tiratura limitata nato per festeggiare i primi dieci anni di Manifatture Sigaro Toscano. Auguri di lunga vita! 🎂🎉