CRONACHE DI UNA SOCIOFOBICA #11 - ANSIA E FALLIMENTO
Una volta uscita dalle superiori, decisi di iscrivermi alla facoltà di lingue orientali perché, avendo frequentato un liceo linguistico, ritenevo che fosse l’unica scelta possibile, nonché la più logica. Il primo anno fu tutto sommato tranquillo, i corsi mi piacevano ed ero riuscita anche a fare nuove conoscenze (cosa che, per una sociofobica, è una bella conquista). Mi sembrava impossibile essere riuscita ad ambientarmi e a parlare con altri studenti senza bloccarmi, vista la brutta esperienza che avevo avuto al liceo, eppure per un anno intero la fobia sociale sembrava essersi affievolita (anche se non del tutto) e mi permise di portare a casa ottimi risultati.
Tuttavia, nel corso degli anni successivi, qualcosa cambiò. Non riuscii a capire subito cosa mi stesse accadendo, tutto quello che provavo era un senso di angoscia e di ansia che non mi lasciava in pace. Inizialmente diedi la colpa al fatto che fossi un po’ più agitata per gli esami, dal momento che le materie del secondo anno erano più complesse di quelle che avevo studiato prima. Ma a lungo andare questa scusa non mi bastava più. All’inizio del terzo anno ero ormai preda della depressione e fortemente demotivata, tant’è che non studiavo più come prima e non mi impegnavo al massimo. La psicologa mi consigliò di studiare poche ore al giorno senza forzarmi, sperando che piano piano avrei superato il mio blocco. Ma il problema si rivelò più complesso di un banalissimo blocco dello studente…
Attualmente sono al primo anno fuori corso, ho terminato tutti gli esami, sto preparando la tesi di laurea e… no, l’ansia non se n’è mai andata. Però, sono riuscita a trovare la causa.
Ricordate quando ho scritto di aver scelto la facoltà di lingue orientali solo perché mi sembrava la scelta più logica? Ecco, il motivo della mia ansia risiede proprio qui, nella scelta del percorso di studi. Mi sono resa conto che ciò che avevo scelto non era ciò che mi entusiasmava, o meglio non era esattamente quello che avrei voluto fare.
E l’ansia mi stava semplicemente avvertendo che tutto questo non mi piaceva, voleva ricordarmi che i miei sogni erano altri e che, nella smania di scegliere una facoltà in linea con gli studi fatti al liceo e con cui avrei potuto rendere fieri i miei familiari, stavo ignorando le mie vere passioni.
Perché ho scelto di raccontarvi questa storia? Perché spesso siamo abituat* a vedere l’ansia, la paura e la frustrazione come emozioni negative. E forse effettivamente lo sono, ma non sempre (anzi, mai, dal mio punto di vista) reprimerle è la scelta migliore. Perché quando queste sensazioni si presentano c’è sempre un motivo. Nel mio caso l’ansia (anche se l’ho capito tardi) mi ha aiutata a capire che avevo scelto una facoltà che non soddisfava i miei reali interessi, e che se mi sentivo demotivata era perché nel profondo sapevo di aver fallito. Anche oggi, mentre cerco di scrivere la tesi mi blocco e penso: “Se avessi dato retta all’ansia, avrei cambiato indirizzo”. Ma poi mi rendo conto che un pensiero del genere non serve a niente, se non a mettere in luce ulteriormente la mia frustrazione. Ormai ho scelto di proseguire e di portare a termine questo percorso per poter ottenere la laurea ed è questo ciò che conta.
Se c’è una cosa che questa esperienza mi ha insegnato è che un disturbo d’ansia come il mio può essere invalidante sotto certi punti di vista, ma imparando a conoscerlo meglio, ad accettarlo e a dargli più ascolto si può rivelare utile per prendere consapevolezza di quelli che sono i nostri errori e i nostri fallimenti, per evitare di commetterli di nuovo in futuro.
Perché gli sbagli non ci definiscono, non dicono nulla di noi. Il fallimento serve così come servono i successi, per farci crescere e per aiutarci a capire meglio chi siamo e cosa è più giusto per noi.
~@una-sociofobica-ribelle
🔴Se sei interessat* a tematiche relative all'ANSIA e alla FOBIA SOCIALE, seguimi su instgram:
http://www.instagram.com/lettrice_sociofobica
















