Accordo Sinner - WADA. Ha fatto bene?
Come si legge nel comunicato della WADA di stamattina, è stato raggiunto un accordo in base al quale Jannik Sinner accetta una squalifica di 3 mesi, senza cancellazione di alcun ulteriore risultato sportivo. La WADA, d'altra parte, accetta che Sinner non intendesse imbrogliare, che la sua esposizione al clostebol non abbia fornito alcun beneficio in termini di miglioramento delle prestazioni e che sia avvenuta a sua insaputa come risultato della negligenza dei membri del suo entourage. Negligenza della quale però ritiene che Sinner sia comunque responsabile.
Se da un lato Sinner rischia di perdere il primo posto nel ranking ATP dovendo saltare ben quattro tornei da 1000 punti (Indian Wells, Miami, Montecarlo e Madrid), dall'altra non salterà alcun torneo Slam, potendo tornare già agli Internazionali d'Italia, seguiti dal Roland Garros.
Al di là di ogni considerazione scientifica riguardo la quantità infinitesimale di sostanza rilevata, e della conseguente sensatezza del ricorso della WADA al TAS, possiamo domandarci se Sinner abbia fatto bene ad accettare l'accordo. Il rischio era troppo alto, considerando che la WADA chiedeva una squalifica fino a due anni? Si potrebbe pensare che Sinner si fosse reso conto di avere un'alta probabilità di essere condannato e che per questo motivo abbia scelto di accordarsi. Ma vedremo subito come questo non fosse necessario.
Dal punto di vista del rischio statistico, il confronto tra una squalifica di 3 mesi e una potenziale squalifica di 2 anni può essere interpretato in termini di valore atteso della sanzione. Il valore atteso è una media ponderata di tutti gli esiti possibili, e intuitivamente corrisponde al valore che ci si aspetta in media se si ripetesse l'evento molte volte.
In questo caso, l'evento è la sentenza del TAS e si può ipotizzare che ci fosse, ad esempio, una probabilità di essere condannato del 50% a una squalifica di 24 mesi e una probabilità del 50% di non ricevere alcuna squalifica. Il valore atteso si calcola quindi come:
(0,5 x 24) + (0,5 x 0) = 12 mesi
Dove i due esiti sono 24 mesi e zero mesi di squalifica.
Rispetto a questo valore atteso di 12 mesi, una squalifica effettiva di 3 mesi rappresenta un valore notevolmente inferiore per Sinner. Accettare l'accordo ha significato ridurre notevolmente l’impatto della “coda negativa” della distribuzione di probabilità di rischio.
Ma l'accordo sarebbe stato conveniente anche con una probabilità di condanna notevolmente inferiore.
Per fare questo calcolo, indichiamo con p la probabilità di essere condannato alla squalifica massima di 24 mesi. Il valore atteso della sanzione senza accordo è:
Valore atteso = p x 24 + (1 - p) x 0 = 24 p
Per rendere l'accordo con squalifica di 3 mesi conveniente, è necessario che
e quindi p ≥ 3 /24 = 0,125
Ovvero, se la probabilità di essere condannato dal TAS fosse stata almeno del 12,5%, accettare l'accordo sarebbe stato conveniente. Anche con una probabilità di condanna relativamente bassa, attendere la sentenza avrebbe comportato un rischio non trascurabile di una squalifica ben più lunga, un rischio che Sinner ha evidentemente ritenuto inaccettabile per la propria carriera.
Questo è quello che dice la razionalità, nella quale ci si può rifugiare per dare un senso ad una vicenda e a un accanimento profondamente ingiusti. Nel quale il ruolo di una agenzia antidoping si è spostato dalla tutela della salute degli atleti e dalla correttezza delle competizioni a una mera manovra politica di giustificazione della propria esistenza. Tutto ciò, dopo gli innumerevoli scandali che hanno coinvolto la WADA negli ultimi anni, con atleti indebitamente graziati per ragioni politiche.
Alla fine, quello che dispiace, è che la WADA non ne sia uscita con l'ennesima figuraccia internazionale che avrebbe meritato. E che una catena di eventi, del tutto al di fuori del controllo di Sinner, abbia portato ad una ingiusta macchia sulla sua carriera.
Ma forse è proprio per questo che Sinner ha voluto accettare l'accordo anziché attendere la sentenza del TAS: per essere, almeno questa volta, di nuovo padrone del proprio destino.