Federico Faruffini (1831-1869), La vergine del Nilo
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Federico Faruffini (1831-1869), La vergine del Nilo
Perché i modernisti dovrebbero osservare la natura?
Un confronto filosofico-teologico che, partendo dall’osservazione della natura secondo Paul Claudel, critica la tendenza modernista a voler cambiare ogni cosa prendendo la storia come ultimo criterio di giudizio. Continue reading Perché i modernisti dovrebbero osservare la natura?
Tradizione, il vero significato da rifare nostro
Oggi nella Chiesa ci sono due visioni della “tradizione”. Quella classica e quella della teologia moderna, influenzata da Gadamer e ormai dominante, che vede la tradizione come una reinterpretazione continua. Ma solo la prima è corretta e la Chiesa ha bisogno di riscoprirla. Continue reading Tradizione, il vero significato da rifare nostro
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L'inganno della fede mutevole
L’inganno della fede mutevole
Poche parole per capire e combattere un errore della crisi della Chiesa: la fede mutevole. (more…)
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Chi muove i fili della storia?
Chi muove i fili della storia?
Le religioni precristiane attribuivano ogni evento umano al Fato, o destino, una necessità ineluttabile a cui non ci si può sottrarre. Al Fato il Cristianesimo ha opposto la Divina Provvidenza, che è l’azione di Dio nella storia. (more…)
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di Nader Saiedi
...ricordare lo spirito creativo dell'Islam e di tutte le religioni adottando un orientamento al contempo progressista e storicista.
E. De Martino, "Fenomenologia religiosa e storicismo assoluto"
«È un errore ritenere che la presenza – come semplice esserci in una storia umana – sia al riparo da qualsiasi rischio: essa invece può formare problema vitale preponderante, nel senso che può correre il rischio di non esserci, di smarrirsi o di dileguare, e può quindi sentirsi impegnata a possedersi, ad appropriarsi di sé, a recuperare la possibilità del completo dispiegamento delle potenze operative che fanno uomo l’uomo; a combattere contro l’angoscia di perdere se stessa e il mondo, se stessa e la cultura umana. Questa angoscia non è propriamente di nulla, ma di quel non essere relativo che è il non esserci della presenza nel divenire storico, il non esserci come centro di decisione e di scelta secondo distinte potenze operative: è la esperienza di una catastrofe definitiva, la possibilità di ricadere dal piano umano a quello sub-umano della mera opposizione naturale, cieca del lume della distinzione, incapace di andar oltre la mera vitalità organica o corporea o animale che si dica»