Raga ho avuto un'idea fantastica: un mini racconto intitolato Se la Disney si esibisse a Sanremo! 👑🎶

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Raga ho avuto un'idea fantastica: un mini racconto intitolato Se la Disney si esibisse a Sanremo! 👑🎶
mamma mia l’altro giorno, cioè sabato, che ero tornata dalla campagna di mio padre per andare a lavoro, sono passata dalla stazione e ci stavano tutti pischelli e pischellette queer (anche se ci stava un tempo demmerda) per il gay pride, mi era palesemente venuto il ciclo appena scesa dal treno e facevo cacarissimo e in mezzo alla folla mi vedo una raga trpp bll per cui ho avuto una super super cotta (livello: me la sognavo la notte), che quando la vedevo da quanto mi piaceva mi veniva da sbrattare e niente mi sentivo low-key il cuore a mille + facevo la dura CON ME STESSA (vbb) illudendomi che non vorrei uscirci no no (tanto non capiterà MAI sigh) e che tanto ormai mi è passata, è vero eh però lei super super bella omg fatti stringere cocorita del mio cuor
(e invece sono corsa a prendere il bus con il cappuccio calato in testa come un emo kid mancato sanguinante, pregando per tutto il tragitto di non macchiarmi i pantaloni, nice)
Lei: “Ehi”
Lui: “Ehi”
Lei: “Che aspetti?”
Lui: “Che mi parlassi e mi guardassi.”
Lei: “Wow”
Pochi anni dopo..
Lui: “Ehi”
Lei: “Ciao”
Lui: “che aspetti?”
Lei: “Che ti levi dai coglioni.”
“Lui era innamorato di lei, ma lei non provava lo stesso sentimento e fu così che dopo tanti anni di storia, si rese conto di non amarlo, e fu così che lui si suicidò, nell’ombra, dove nessuno lo potette vedere, urlare di dolore dove nessuno lo avrebbe sentito, prima di morire piantò un seme, dove pianse talmente tanto che le sue lacrime lo annaffiarono, e lo fecero diventare un •salice piangente•.”
(Scritta da me)
Storiella rabbiosetta
Mi volevo candidare rappresentante di classe,non tanto per la classe,ma per me,per assumermi delle responsabilità e impegnare il mio tempo.
Commento di una compagna di classe:
“Io non ti voterei mai,non sei seria”
Allora raga non è che se sono la più simpatica dell’universo allora non posso avere momenti in cui sono seria,cioè io sono la prima a dire che sono immatura ma non sono di certo quelli’immatura incompetente che si fa pulire il culo da mammina,ho solo un po’ di sindrome di Peter Pan,ciò non vuol dire che sia una bambina anzi
Che cosa invece ho detto
“Porco dio ma stai zitta ti prendo a picconate in faccia”
Favoletta senza la morale
Ecco una storia dal finale triste. C’era una volta un poeta. Questo poeta era distratto, gioviale, allergico alla polvere, molto legato ai cugini; era del segno della bilancia, conosceva l’olandese perché aveva trascorso qualche anno a Leida. Era agnostico. Gli piaceva giocare a calcio con gli amici, era fortissimo come attaccante e tifava sfegatatamente la Lazio. Beveva il caffé molto zuccherato, era omosessuale, collezionava autografi e gli piaceva passeggiare al parco. Non si era mai profondamente interessato alla politica, a parte qualche infatuazione di gioventù. Intorno ai trentacinque anni prese peso e non riuscì mai a perderlo.
Scriveva poesie sull’angoscia del pensiero che ciascuno deve morire, sui suoi ricordi d’infanzia e su un piccolo bosco che gli piaceva molto. A volte scriveva le biografie immaginarie dei passanti: un po’ in prosa, un po’ in poesia. Azzardò un romanzo ma lo lasciò incompiuto. Fra le sue poesie molte descrivevano piccoli gesti, attimi, tutto quello che lo colpiva. Da giovane aveva tentato la via dell’impegno civile ma con scarsi risultati. Spesso quando scriveva era ispirato dalle sue letture recenti – trattati filosofici, ma a volte anche romanzi di fantascienza, che lo colpivano in modo originale, dando origine a fusioni inaspettate fra la poesia e la narrativa di genere.
Raggiunse una certa fama anche durante la sua vita. Quando lo intervistavano capitava che gli facessero domande sulla sua vita privata, alle quali rispondeva sempre con candore e sincerità. Difficilmente parlava della sua omosessualità se nessuno glielo chiedeva direttamente, ma non si nascose mai. Però le domande divennero sempre più frequenti comunque.
In età avanzata scrisse una poesia intitolata “La polvere olografa”. La poesia diceva che lui voleva essere ricordato per i suoi versi, e che, se proprio dovevano ricordarsi qualcosa della sua vita, avrebbe preferito che se lo ricordassero come distratto, allergico alla polvere, legato ai cugini e gioviale, e magari anche come omosessuale, sì, ma non principalmente. Divenne la più famosa fra le sue poesie.
Il poeta morì di vecchiaia, circondato dall’affetto delle persone che amava. Morendo entrò nei libri di letteratura. Quando l’autore dovette scegliere quale dei suoi testi antologizzare, la scelta ricadde naturalmente su “La polvere olografa”.
(Se vi va davvero di partire alla ricerca di una morale, ricordate: questo articolo, additando il problema, è parte del problema.)
Storia triste forse boh
//C'è Marina che ogni volta che vuole parlare con Sicilia vede che è sempre a parlare o con Calabria,o con Puglia,o Campania o Toscana,quindi non riesce mai a discorrere con lei,o se ci prova viene interrotta da Toscana
Allora un giorno va da Sicilia e chiede "Mamma,tu mi vuoi bene?" e Sicilia le risponde sì,ma Marina ribatte con "Sicura?"
Sicilia è un po' a disagio dalla domanda di Marina e le chiede il perché le stesse facendo queste domande,Marina risponde "Perché ormai non sono nemmeno più sicura se sei mia madre", Sicilia è sconcertata dalla risposta di Ancona e le chiede "Che intendi Marina?",l'altra le risponde "Non sembra nemmeno che vuoi essere amica con me,ogni volta ti trovo a parlare con tutti,e ad essere felice con tutti,ma non stai mai con me o non parli mai con me,non so nemmeno se mi vuoi bene,oramai non so nemmeno se sei uno dei miei genitori!Può anche sembrare egoista da parte mia ma..non ce la faccio più,non mi tratti come se fossi tua figlia,io vorrei essere amata dalla mia mamma,non essere messa da parte per altri motivi stupidi,ovunque vado tutti sono in un certo senso amati da te,io invece sono lì lasciata da parte..io voglio solo la mia mamma.." e poi inizia a piangere
Sicilia la guarda per un attimo ed inizia a sentirsi in colpa,poi scoppia a piangere e l'abbraccia dicendo "Mi dispiace gioia,non avrei dovuto.." e continuano ad abbracciarsi e a piangere
//Nella mia mente sembrava tutto più figo e triste tho-
Nel dubbio taggo @arancin-and-volcanoes
Coincidenze della vita pt.1
Tempo fa sono andato a un mercatino dell’ usato che c'era in un paese vicino al mio, insieme a mio padre. Lui in cerca di vinili, io di nulla di speciale, volevo solo dare un occhiata in giro per curiosità. Arriviamo, ci facciamo il nostro giro, lui trova qualche vecchio vinile comprati per pochi spiccioli mentre io ancora niente. Si fa quasi ora di andare, e nelle ultime bancarelle mi fermo di più su una dove c'era, oltre ad altre mille cose, una cassa con dei libri. Spulcio un po’ e trovo un libro con una copertina completamente verde, una scritta dice: Dickinson. Sfoglio, ed è la raccolta di poesie di Emily Dickinson. Curioso, dato che ero in vena di poesie, decido di comprarlo anche perché è un'artista di cui ero curioso di sapere qualcosa di più e di cui prima ne ero quasi ignaro, non l avevo mai letta sul serio.
Una volta a casa, quando si fa sera, leggo un po’ e ne trovo un paio di carine che incontrano i miei gusti.
Passano i giorni.
Esce la prima canzone del nuovo album Delle luci della centrale elettrica. Stelle marine. E il ritornello si fa proprio a una poesia della Dickinson, una di quelle che tra l'altro avevo letto e che mi era piaciuta. Io quasi non ci credo.
Sembra una stupidata, e forse lo è anche, però tutte queste piccole coincidenze mi fanno sempre pensare e le adoro. Perché per esempio quante possibilità c'erano che mi sarei fermato e avrei comprato proprio quel libro e che poi uno dei miei artisti preferiti avesse preso spunto proprio da lei per quella prima canzone? Lo so, sono uno stupido.
Però mi piace.
Come ogni anno, in questo giorno dedicato alla memoria metto qui un witz, ovvero un motto di spirito, esempio del sempre folgorante umorismo ebraico. Questa, in particolare, è tratta dal libro L’ebreo che ride, di Moni Ovadia: Tre madri ebree si raccontano di quanto siano amorevoli i rispettivi figli. La prima dice: «Il mio Joe me lo vuole un bene, ma un bene… che me l’ha comprato qvi a New York un appartamentino proprio che gvarda il Central Park e me l’ha preso un cameriera che io non lo devo fare niente, solo il dolce vita». La seconda con aria di superiorità dice: «E cosa ce l’è di speciale in qvesto? Il mio Bill me l’ha comprato un villa al Miami Beach con cameriera, gvardarobiera e cuoco! Tutte il settimane viene a trovarmi e anche se qvella pitocca del suo moglie non vuole, lui se ne frega tanto vuole bene al suo mamma!» La terza guarda le due amiche con commiserazione, poi fa: «Voi qvesto chiamate amore del figli? Cosa lo dovrei io dire del mio Sheldon? Il mio Sheldon! Il mio Sheldon lo paga un doctore psicoanalista qvattro volte il settimana, ogni volta paga lui 100 dollari! E per cosa fa tutto qvesto? Per cosa? Solo per parlare del sua mamma!!!»
Di nuovo un witz