Superpartes vuole creare un ponte fra startup e industria
Oggi Mittel, società di investimento quotata dal 1885, ha annunciato l'ingresso al 12 per cento in Superpartes, acceleratore fondato a Brescia da Marino Piotti, Gianfausto Ferrari e Fulvio Primatesta. Si tratta di un'operazione curiosa perché in Italia di queste cose se ne vedono poche. Curiosa però non è il termine corretto. È un indizio che la "vecchia" imprenditoria si sta avvicinando alla nuova. L’obiettivo è dare vita a nuove iniziative di venture capital nel settore della tecnologia digitale applicata al mondo industriale.
[caption id="" align="alignnone" width="787.0"] Marino Piotti, CEO Superpartes[/caption]
Nelle scorse settimane ho avuto l’opportunità di intervistare Marino, che di Superpartes è il CEO. L’obiettivo di questa realtà è diventare punto di riferimento per le imprese della zona in cerca di nuovi strumenti per aumentare produttività ed efficienza, ottimizzare i costi e innovare i processi, sviluppando anche prodotti oggi non presenti sul mercato.
In che modo create connessione fra startup e tessuto imprenditoriale? Ho letto che avete già registrato alcuni ingressi di aziende nelle vostre startup: come avviene questa operazione? Si tratta di un processo guidato?
È il nostro carattere distintivo. Le nostre radici affondano in un territorio costituito da piccole e medie imprese che hanno contribuito in maniera determinante alla crescita del nostro Paese. A noi il compito oggi di applicare le tecnologie digitali in settori tradizionali per portare il nostro contributo a una nuova rinascita. All’atto pratico significa alzare gli occhi dallo schermo, guardarsi intorno, parlare con gli imprenditori, comprendere le difficoltà che stanno affrontando e le opportunità che potrebbero cogliere.
Mi fai pensare che esista una richiesta, da parte delle aziende, di investire in startup come veicolo per fare R&D in modo più veloce ed economico. È così?
Gli imprenditori non vivono le startup come un’occasione per fare ricerca e sviluppo a basso costo, ma per avvicinare competenze e tecnologie digitali lontane dal loro percorso industriale. L’impresa cerca nuovi strumenti per aumentare la produttività e l’efficienza, per ottimizzare i costi e migliorare la qualità della vita dei lavoratori, per innovare i processi e sviluppare prodotti innovativi. Investire in startup significa trovare risposte innovative a questi bisogni.
In base a quali criteri selezionate le vostre startup? E quale tipo di supporto fornite loro una volta che sono presso di voi?
Tra le tante richieste di “ospitalità” che riceviamo, diamo particolare attenzione alle idee che dimostrino di offrire soluzioni concrete alle esigenze del mercato o al miglioramento della quotidianità delle persone. Insieme ai progetti valutiamo con grande attenzione le persone che fanno parte del team. È molto frequente incontrare gruppi di lavoro molto specializzati nello sviluppo software, ma senza alcuna cognizione delle dinamiche economiche e finanziarie. E ancora esperti di marketing e di comunicazione senza un minimo di preparazione tecnica. Superpartes Innovation Campus, oltre allo spazio, mette a disposizione risorse economiche e competenze eterogenee, sia sotto il profilo tecnologico sia sotto il profilo manageriale, per accompagnare la nascita e la crescita delle startup.
Il vostro programma di accelerazione è spalmato su 24 mesi. Mi sembrano sono un'eternità. Non proprio una formula da acceleratore. Perché un periodo così lungo?
Alla luce dell’esperienza maturata nei primi quattro anni della nostra attività identifichiamo in due anni l’orizzonte temporale corretto per valutare un’idea, avviare l’impresa, metterla sul mercato e raccogliere i primi significativi risultati. Il nostro non è infatti un programma di accelerazione, ma un percorso di set up e di posizionamento dell’impresa.
Cosa prendete in cambio? Come funziona il vostro deal tipico?
Non esiste un deal tipico. Entriamo con equity nelle startup con quote variabili in relazione all’impegno profuso in termini di competenze manageriali e tecnologiche.