Testo integrale dell'intervento Ringrazio la sig.ra Tiziana Marrone per la sua presenza qui tra noi, la cui testimonianza sono certo sarà fondamentale per risvegliare animi arresi di madri e padri di famiglia alle prese con gli stessi problemi che hanno portato troppe persone a gesti estremi, che non vanno ripetuti. Ringrazio il presidente Vincenzo Milisenna e tutti i soci di Vespri Fiscali che instancabilmente hanno guidato questa bella associazione ad essere una presenza vera nel panorama concittadino ed accreditata a livello nazionale. Un saluto a tutti voi qui intervenuti e alle Autorità. Il mio sarà un breve intervento e non vi nascondo che è difficile riassumere in pochi fraseggi decenni di indecenze normative che hanno condotto al suicidio di migliaia di persone per insolvenza, per impossibilità di fare fronte ai debiti nei confronti dello Stato. Anni fa l'allarme fu lanciato pubblicamente da un gigante della cultura giuridica ed economica contemporanea. Il Prof. Giacinto Auriti già decenni fa predisse il fenomeno dei suicidi di massa per insolvenza. Urlava il professore nelle aule universitarie: "Senza la sovranità monetaria le nuove generazioni non avranno altra scelta che quella tra il suicidio e la disperazione". Il problema, infatti, non è solo quello dei famigerati “studi di settore” o delle oscure cartelle esattoriali, strumenti terribili di terrorismo fiscale con cui si inducono le persone al suicidio. La radice del male, state attenti, si chiama “privatizzazione della moneta”, ovvero “scomparsa della sovranità monetaria”. Se, infatti, il popolo non è proprietario della moneta, vuol dire che altri sono proprietari della moneta. E a che titolo il popolo dispone della moneta, se non ne è proprietario? Chi gliela presta? Queste domande portano a risposte che si pongono come precondizione per giungere alla liberazione delle persone dal giogo della schiavitù fiscale. Il Prof. Auriti dimostrò che il valore monetario è causato non da chi emette la moneta, ma da chi accetta la moneta per convenzione sociale; per l'effetto, la proprietà della moneta va attribuita gratuitamente a titolo originario al portatore come reddito di cittadinanza, perché è lui stesso che, accettandola, ne crea il valore, senza alcun costo. Ecco perché la moneta, all’atto dell’emissione, deve essere accreditata (e non addebitata) alla collettività nazionale”. Per capire, quindi, le cause di questa crisi economico-finanziaria, dobbiamo porre anzitutto in discussione il sistema su cui si fonda l'economia reale. La nostra economia ci viene imposta, infatti, come economia fondata sul debito pubblico, alla radice, perché la moneta che ci viene data per le transazioni altro non è che debito pubblico nei confronti delle banche private e dei loro soci. Le banche stampano moneta dal nulla e ce la prestano con tassi di interessi usurai. Questo sistema di usura bancaria prende il nome di signoraggio bancario. Già all'atto dell'emissione della moneta, quindi, il popolo si ritrova indebitato. Ragion per cui la pressione fiscale sull'attività economica dei privati è enorme. Quando paghiamo le “tasse”, cari amici, non paghiamo solo per i servizi che lo Stato ci anticipa e ci restituisce, ma soprattutto facciamo fronte all'usura bancaria. Il tutto si cala in una cornice di sottomissione dei popoli al debito privato, per privare i popoli del loro potere più grande: la sovranità. Ebbene, gli studi di settore e le cartelle esattoriali altro non sono che strumenti di terrorismo fiscale, finalizzati a incutere timore nel lavoratore autonomo, e in genere nel cittadino, e ad espropriare la ricchezza che il privato produce, per ridistribuirla sul sistema politico-clientelare, che preserva e nutre la speculazione finanziaria. In pratica, le cartelle esattoriali sono scritte appositamente per non essere comprese dal cittadino e per creare stati di ansia e di frustrazione. Dalla scelta del colore nero della busta, all'uso dei caratteri, alla collocazione delle singole voci, tutto è studiato per determinare nel destinatario un senso di smarrimento. D'altra parte, con gli studi di settore lo Stato afferma che tu devi necessariamente produrre un tot all'anno secondo indici astratti e generali. Dopodiché sei tu a dovere dimostrare il contrario. Un'aberrazione giuridica consistente in un'inversione anticostituzionale dell'onere della prova. Difatti, è principio fondamentale e generale che chi afferma una cosa ha l'onere di dimostrarla; non viceversa. Ma la notizia buona c'è. Gli studi di settore non hanno irragionevole asilo in un ordinamento giuridico moderno e democratico, come ha affermato in ultimo anche la Corte di Cassazione. Per la Corte di Cassazione, l'accertamento è nullo se è basato solo sullo scostamento dagli studi di settore (Cassazione sentenza n. 4166 del 2013). Ciò perché gli studi di settore sono soltanto presunzioni semplici, che non costituiscono quindi prova idonea a fondare l'accertamento. Perché il fisco possa procedere ad accertare maggior imposte del contribuente deve anche chiarire perché ha disatteso le giustificazioni addotte dal contribuente in sede di contraddittorio. Perché, allora, gli studi di settore non vengono spazzati via dall'ordinamento, perché sulla scorta di essi vengono pignorate le case di chi lavora? Semplicemente perché chi non ha una buona difesa tecnica in contraddittorio con l'Agenzia delle Entrate è uno sfigato e soccombe, perdendo la proprietà. Mentre chi ha la fortuna di godere di una buona difesa, non soccombe, ma nel frattempo patisce mesi ed anni di notti insonni nella preoccupazione di soccombere, perdendo serenità, denari, energie da spendere nel lavoro. Vi ho dato spunti che vi aiuteranno a cogliere nel profondo il senso della mission di Vespri Fiscali, il cui agire è improntato al rispetto pieno della legalità e della Costituzione italiana.









