Occupa un'area di un chilometro quadrato, pesa in totale 155 tonnellate ed esegue un quadrilione di calcoli al secondo. Il suo nome è Tianhe-1A e batte il primato americano sul calcolatore più potente
Nella gara dei supercomputer, la Cina scalza gli Stati Uniti e si aggiudica il primo posto. Anche se la classifica ufficiale verrà chiusa il primo novembre, il verdetto sembra già emesso: alla Cina la medaglia d'oro, agli Usa l'argento. La nuova supermacchina più potente del mondo si trova a Tianjin, presso il National Supercomputing Center. Il suo nome è Tianhe-1A ed è 1,4 volte più veloce dell'attuale numero uno, Cray XT5 Jaguar, custodito presso l' Oak Ridge National Lab dell'University of Tennessee. Chissà che non riesca a battere anche Watson, il computer capace di schiacciare anche un umano in un gioco a quiz.
Tianhe-1A (tradotto “ Via Lattea-1A”) è stato presentato alla National Conference on High-Performance Computers (Hpc) in corso a Pechino. Come riporta l' International Business Time, la macchina ha fissato un nuovo record di prestazioni: 2.507 petaflop, dove “flop” è un'abbreviazione di Floating Point Operations Per Second, vale a dire il numero di operazioni in virgola mobile eseguite dalla Cpu in un secondo. Nelle condizioni ottimali, è in grado di portare a termine più di un quadrilione di calcoli al secondo, ossia un petaflop.
Il supercomputer è stato costruito, a un costo di oltre 88 milioni di dollari, dalla National University of Defense Technology (Nudt), sotto la supervisione dei ministeri della Difesa e dell'Educazione cinesi. L'intero sistema pesa circa 155 tonnellate e contiene 103 cabine refrigerate allineate lungo un'area di un chilometro quadrato. Secondo Zhang Yulin, presidente del Nudt, servirà per processare dati sismici a fronte dei sondaggi petroliferi, condurre calcoli biomedici e progettare veicoli aerospaziali. Il supercomputer funziona grazie all'assemblaggio di migliaia di chip prodotti dalle compagnie americane Intel e Nvidia, ma ai cinesi spetta il merito di aver inventato una nuova tecnologia capace di far viaggiare i dati a una velocità record tra i computer più piccoli.
Per gli Stati Uniti, il segnale è forte e chiaro: la Cina, nell'economia come nella ricerca, è ormai protagonista, e la potenza occidentale deve darsi da fare se non vuole rassegnarsi a un futuro da seconda (o peggio) in classifica. Per quanto riguarda i supercomputer, gli Usa avevano già perso il titolo una volta: nel 2002, in favore del Giappone. Dopo due anni di intense ricerche, erano riusciti a risalire sul gradino più alto del podio, restandoci fino a ora. “ Chiuderemo i registri il primo novembre”, ha detto alNew York Times Jack Dongarra, informatico della University of Tennessee che si occupa del ranking ufficiale dei supercomputer. “ Sembra improbabile che in pochi giorni possa uscire fuori una supermacchina più potente di quella. E i cinesi – aggiunge Dongarra – stanno lavorando a un progetto per costruire chip in grado di competere con quelli di Intel e altri produttori. Potrebbe essere questione di un paio d'anni, ma da quelle parti la sfida è stata presa molto sul serio”.