Avrei voluto essere diverso. Avrei voluto riempire le mie playlist solo con canzoni prive di significato, o perlomeno canzoni che non appartenessero a nessuno al di fuori di me. Avrei voluto camminare sul bagnasciuga a piedi nudi e sentire solo sabbia, e avrei voluto che quei tramonti fossero solo tramonti. Avrei voluto essere un po' più ermetico, avrei voluto non sentire il dolore degli altri più del mio. E soprattutto, il mio dolore avrei voluto esternarlo, urlarlo da qualche parte, avrei voluto cercare una soluzione per guarirlo anziché lasciare che sprofondasse dentro di me, chissà dove. Avrei voluto prendermi cura di me quando era il momento di portarmi in salvo. Evitare di chiedere sempre scusa, di cercare gli occhi, le mani, i profumi. Avrei voluto mettere per sbaglio calzini diversi e uscire lo stesso, che tanto i calzini chi li guarda. Avrei voluto godermi ogni cosa senza pensare che prima o poi sarebbe finita; avrei voluto non pensare che più aumentava quello che avevo e più aumentava anche quello che rischiavo di perdere. Avrei voluto rispondere male, ogni tanto, di fronte alla cattiveria. Trattenere chi che se ne stava andando, cercare un compromesso, dare la colpa a qualcuno che non fossi io, per una volta. Avrei voluto far valere sempre le mie ragioni, confessare i miei dispiaceri, esternare la mia rabbia, avrei voluto piangere senza vergognarmene, ecco, avrei voluto il coraggio di mostrarmi fragile. Avrei voluto tante cose che non ho mai avuto e che non sono mai stato. Ma forse va bene anche così. Magari i tramonti non sono solo tramonti, in fondo. E chissà come sarebbero, certe canzoni, senza nessuno a cui farle ascoltare.
-Tommaso Fusari











