"Io dirò solo che questo grande strumento mondiale che si chiama morte, il quale, benché sempre incomprensibile, pure, tanto ovvio e tanto connaturato con le universe cose, non dovrebbe commoverci più che tanto; nei grandi ingegni diventa vie più incomprensibile, e ci lascia sempre annichilati ed attoniti come di cosa strana e novissima!
Io sono oramai vecchio; né Giacomo Leopardi fu il solo grande uomo che mi spirò fra le braccia. Ma la lunghissima conversazione ch'ebbi con lui, mi trasfuse nell'anima un più particolare ed intimo convincimento della sterminata incommensurabile quantità delle nozioni sempre scintillanti e vive, che quella vastissima mente conteneva.
Nel gran momento, egli aveva gli occhi scintillanti e vivi come quelle nozioni. E, scorgendomi commosso, mi disse sorridendo:
Non dubitare!... Ti avanza ancora quarant'anni da assistermi!
Appena pronunziato questo motto, soggiunse:
Non ti veggo più!...
E, in un centesimo di un secondo, fermò gli occhi paralelli (sic) ed immobili e cessò di respirare. Quell'universo di nozioni non era più colà.
L'uomo dee rassegnarsi al quia, quando il propter quod gli è impossibile. Ma, se resta confuso ed attonito, non è da maravigliare.
A ogni modo, se la morte è mistero incomprensibile, è comprensibile, e non è mistero, la immortalità dei grandi nomi. E tale vivrà il nome di [...] nella memoria di questa età e di tutte quelle che seguiranno.
MDCCCLXXVI."
(Da Antonio Ranieri, "Scritti varii")










