Vendetta Vera, Trucebaldazzi (2010)
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Vendetta Vera, Trucebaldazzi (2010)
Dark Polo Ga(n)g (o il meglio della DPG, a patto che esista)
Capiamoci subito: la Dark Polo Gang è quella che è, vale a dire - per ammissione degli interessati - quattro Backstreet Boys dell'hip hop che non hanno bisogno di lavorare per pagarsi vari svaghi pericolosi tra i quali il rischio non indifferente di girare per Roma conciati come dei dementi. E secondo più di uno pure così sarebbe troppa grazia. Non sono di sicuro artisti pieni di sensibilità – e secondo molti non sono proprio artisti – ma pure a etichettarli come “incompresi” c'è da domandarsi cosa ci sia mai da comprendere della DPG. Sono quelli che tutti dicono “fanno cagare”, ma senza evitare di seguirli nelle loro facilonerie da finti guasconi su Youtube o Instagram. Qualcuno dice: “Ora, però, diciamo che se ci fosse meritocrazia…”. Se ci fosse meritocrazia uno come Jovanotti non farebbe il cantante per mille buone ragioni, ma l'evoluzione cattocomunista vince sempre, o se non altro nell'Italia giolittiana, e robette del genere, come il fu Lino Banfi ora Nonno Libero, vanno bene per tutte le stagioni e tutte le trasmissioni. Hai voglia a pensare positivo. Concediamogli intanto questo, che i giovani (poco) favolosi non potranno bruciare implacabilmente il loro potenziale, come un Jovanotti o un Morgan, perché di potenziale stavolta non ce n'è ombra. Che poi non c'era neanche là, basta chiedere di nominare un loro pezzo realmente significativo per la storia della musica che si percepiranno solo vibrazioni di silenzio, ma questo è un altro discorso. La Dark Polo Gang è una controfigura un po’ tenera, un po’ patetica di una rap-star, un gruppo di ragazzetti che non sa mettere la testa a posto e per questo risulta istantaneamente simpatico, ma che sembra viversi in prima persona “male” quel maledettismo spicciolo cucito addosso e questo ce li rende ancora più vicini – molto di più delle strombazzate di Emis Killa e affini. Hanno costruito il loro piccolo mito da social oscillando tra estetica lussuosa e povertà artistica, eccessi chimici (“Ah, hai visto, sempre gli occhi chiusi…”) e quel non so che che uno si dà da solo, ma alla quale finiscono per credere in tanti. Una cosa gli riesce bene, a questo punto: destare curiosità. Perché in Italia si vive di chiacchiere, certo, è l'Italia del rap ultimamente ci sguazza proprio dentro. Ma anche perché la DPG, già dal nome, oscilla tra citazioni più o meno ghiotte (di DPG ce n'è già stata una, i Dogg Pound Gangsta, anni ‘9O e ancora attivi, affiliati a Death Row e compagni di Dre e Snoop) e brusche sterzate su terreni sterrati (alcune basi del loro Crack Musica ricordano i Salem e, se si trovasse un trait d'union che non sia solo nelle droghe, non suonerebbe come una forzatura). Non a caso, uno di loro dichiarò: “Ho iniziato a fare rap perché non mi piaceva nessuno e facevano tutti schifo, quindi perché non provarci?”. Però la Gang è quella che, dopo anni passati a razzolare per Via del Corso invece di farsi un po’ di cultura, pretende di scrivere testi con un vocabolario che a stento arriverà a mille parole (brand esclusi, concediamogli anche questo). Magari in rima e con un buon flow. Difficile. Soprattutto con un italiano zoppicante e un inglese risibile (BUFU = ByUs FuckU). Anche se pure così rischiano di fare venire giù il castello. Che forse più che un castello è la casa di paglia dei Tre Porcellini. Dimora dei vari Fibra, detto l'Eminem della Mutua, uno che non s'è stufato di fare Eminem quando pure Eminem s'è stufato di sé stesso, e se l'originale fa pace con la mamma, lui ancora tira menate contro quella e suo fratello, il rapper a orchestrazione sanremese Nesli. Oppure J-Ax, il comunista col Rolex che fa coppia con Fedez, uno tanto bonario e rassicurante che se lo vedi hai la sensazione stordente di essere finito in una di quelle sette religiose americane dove, non sai bene perché, ti senti sempre a disagio, specie con quelli che come lui sorridono con la luce dell'amore negli occhi e una consorte come Chiara Ferragni a seguito. Rapper d'approssimazione e da ballatoio che associarli alla rap-culture oramai fa più paura che invocare direttamente il Diavolo.
La DPG è la DPG ma la merda resta merda. Aristotelicamente parlando: se sono io non posso essere un altro. E oramai è da tempo che gran parte della musica in giro ha imposto una piccolezza che non è esattamente quella teorizzata da Fogazzaro, sul quale si conformano le fasce più sprovvedute della popolazione giovanile. Nel corso degli anni i talentuosi ci sono parsi di così mediocre presenza, che metterci ad azzardare critiche contro chi ha il coraggio d'essere pessimo è veramente qualcosa che a stento va oltre il borbottio vernacolare. Forse fingiamo, sicuramente fingiamo di disprezzarli, perché i veri spartiacque indossano sempre il profilo dell'antipatico. Loro stessi, del resto, lo ammisero in un raro sprazzo di autocoscienza: “Non siamo certo destinati a durare, ma non ci interessa neanche avere una storia fatta di colla e di cucito, di compromessi”. Chapeau. Con buona pace dei tremila volti della Dogo Gang o della maturazione a-tutti-i-costi dei gruppi indie, che poi te la raccomando. Perché, se tanto mi da tanto, la DPG è solo la pecora matta che urla che la scena è nuda. E allora si scoprono, se non le tombe, tutti gli altarini dei figli di papà che fanno musica solo perché se lo possono permettere, dei valori di cartapesta sbandierati tra un blunt e una spogliarellista, degli status symbol ostentati e poi giustificati da un passato (spesso remoto) self made, della voglia di lusso dissimulata con tante belle parole durante le interviste, dei concerti con “l'aiutino” non troppo lecito per il prezzo del biglietto (o pensate che solo loro usino il playback, le registrazioni e altro?). J'accuse involontario, certo, che non nega l'incapacità sulle liriche, su questioni che conoscono benissimo perché ci sguazzano oramai da mesi ma senza edulcorare nulla. Nonostante ciò, tolte le guerre Puniche, li hanno accusati di tutto, ma più che altro è un difendere se stessi. Specie se le critiche vengono da chi poi gira per Pop-X che, oltre a non brillare certo per gusto e saldissima sintassi, fanno schifo al cazzo anche a vedersi (essere swag è dono di pochi, farlo apposta è roba da idioti). La verità forse è che nelle faccende della musica non esistono (stra)fatti ma solo interpretazioni. Hanno provato a dirmi di pensare altro, e per un po’ l'ho fatto, però la Dark Polo Gang sono uno spettacolo di costume che non può non incuriosire. Molto più di Bello Figo e Trucebaldazzi per come la vedo io. Colpa del fallimento dei gruppi tradizionali, della crisi, del populismo e della diffusione a nastro di musica “artisticamente plastificata”, parafrasando Lester Bangs. Tanto da fissarli nello spirito dei tempi e renderli un fenomeno più mainstream di quanto si creda.
Sia trucebaldazzi sia serjej tankian hanno cagato un album. 2021 continua a stupire
Trucebaldazzi "Vendetta Vera", Italy
This dude is just too cool for school.
Mio fratello ha fatto un cd per la macchina con:
Matteo Montesi ft, Christian Ice
Trucebaldazzi
Lil Angels
Credo sia il disco più bello in assoluto
A quanto pare è la settimana del comeback, perché è tornato anche Trucebaldazzi.