A parte tutto questo, c’è anche il cosa, _c’est-à-dire_ Quello Che Renzi Dice. E io l’ho ascoltato bene, Quello Che Renzi Dice. Mi sono chiesto perché molte persone a cui voglio bene sono pazzi per Renzi e, con l’atteggiamento di chi _Ehi, ma forse sono io_, mi sono messo ad ascoltarlo, senza pensare a nient’altro che a Quello Che Renzi Dice. L’ho ascoltato nelle interviste, nel #confronto, nel discorso della Vittoria. Ho preso anche io appunti (a mano, sul quaderno, quando mi applico faccio sempre così, _I’m from ’70s, bitch!_) e ho trovato un Renzi conservativo e attendista prima (quando uno è in vantaggio deve fare così, dicono quelli che ne sanno) e gongolante poi. Mi aspettavo, da un Vincitore Plebiscitario, dei discorsi che, proprio grazie alla forza di Sì Tanto Consenso, volassero alto e altrove, magari fino a far Sognare anche me, che stavo lontano, ma non troppo. Ho atteso una visione che uscisse dal suo frusto cavallo di battaglia del ricambio generazionale. Ho atteso uno slancio, una promessa, uno spoiler. Volevo fidarmi, disperatamente fidarmi, perché se vuoi il mio voto mi devi convincere, mi devi illudere, mi devi soprattutto mentire, ma devi saperlo fare bene. Ho atteso, come attendo da anni, senza partito preso. **E intanto lui si è preso il partito.**