Erano mesi che non sognavo! Forse perché come sosteneva Mercuzio: “i sogni sono figli di una mente oziante” e la mia mente non è stata affatto oziante in tutto questo periodo. Chissà perché è passato tanto tempo?!
Credo di potervi raccontare due sogni e che non siano in alcun modo legati, ma tutti frutto di una notte sola. Sono gemelli?
Il primo: Un mio amico di vecchia data decise di non fare più il lavoro del padre, ma di farne uno consigliato dal fratello: capo redattore di una testata web. Questo amico, persi tutti i riccioli, era rasato e brizzolato; segno del fatto che, forse, l’ambientazione temporale di questo sogno è....nel futuro! Io e mio fratello decidemmo di seguirlo nell’ ufficio nuovo, in un seminterrato. Era un’ufficio-biblioteca antica con le pareti ripiene di libri. Appena ci sedemmo, ecco iniziare il casino. Il mio amico, Marcello, mi diede un foglio di carta e mi disse di scrivere, e veloce! Come in trance mi dettò un testo che, in pratica, diceva che la terra e tutta l’umanità sarebbe stata messa a giudizio da dei “robotron” e che il compito che tutto fosse perfetto spettava, neanche a dirlo, a me. Marcello mi spiegò che i robotron erano delle creature avanzatissime, ma non in grado di capire quando qualcuno mente. Dei cretini! La cosa importantissima da fare, nei loro confronti, era quella di essere totalmente indifferenti a loro e agli altri. Quando l’ufficiale robotron, una tizia coi capelli strani, arrivò, io feci finta di sbadigliare e fu amore a prima vista!
Mi rendo conto che fino a qui c’è una certa somiglianza con Hunger Games, ma qui tutto cambia. La tizia robotron era un palo in c.. Ma non vi ho detto quale era la mia missione! In pratica, da tempo ormai, la terra aveva un re stanco di regnare e dovevamo fare finta che fossi stata eletta io come nuova regnante. Ci tengo a precisare che da quel momento eravamo tutti vestiti male come la signorina robotron. Non mi ricordo tanto altro, se non il fatto che io rispondevo sempre “e allora?!”, o “te l’ho chiesto?!” e altre risposte fastidiose, facendo innamorare di me la pazza squinternata. Mi ricordo che fingevo di fregarmene così tanto che fingevo persino di parlare a voce bassa, perchè sostenevo di essere troppo giovane per sprecare la mia bella voce (bho!). Tutto ciò mandava in visibilio la robotron! La chicca finale fu quando, dopo cena, arrivarono due bambini intimoriti e balbuzienti, ai quali io risposi con “una parola è troppa e due sono poche”, per esortarli ad usare solo la voce necessaria. Questi bambini mi chiesero: “sua maestà, ha dato da mangiare al popolo di Roma?”. E io li fissai,con la mia solita faccia di menefreghista, ma provando del sentimento profondo risposi: “poi ci pensiamo!”, facendo anche l’occhiolino.
E qui finisce ilo sogno numero 1. Non sapremo mai come verrà valutata la terra da parte dei robotron, ma in fondo..... chi se ne frega?
Il sogno numero due è diverso e consiste in una grande scoperta. Non so chi di voi che legge è di Torino, ma questo sogno vi è ambientato e, più precisamente, si svolge su un mezzo di trasporto inesistente, al momento. Forse anche qui parliamo di futuro! Fatto sta che, dovendo andare a casa del mio ragazzo e non volendo guidare, decisi di prendere un nuovo mezzo di trasporto che da corso Lecce, portava a corso Siracusa, ma a me serviva solo arrivare a corso Trapani, angolo corso Peschiera, di fatto.
Il mezzo in questione è una sorta di linea metropolitana. Alcuni lettori potranno dire: “ma è corta!” e io rispondo: “ne abbiamo avute di più corte!”.
Comunque, mi trovo improvvisamente sulla metro e, a causa dei sobbalzi, continuava a cadermi addosso, da seduta, una custodia di uno strumento musicale. Al che, un po’ irritata, le tirai un calcio e la feci sbattere addosso a quella seduta davanti a me, pensando che fosse sua e che lei se ne fregasse del fatto che mi continuava a dare fastidio. E poi innocentemente dissi: “Ehi, ma di chi è ‘sta chitarra?” e lei mi rispose, “non è una chitarra, è una DORA CELTICA e non è mia, l’ha lasciata una ragazza molto tempo fa.” E a me cosa venne in mente di dire?!? “Allora me la porto a casa!” Ma quando mai si prendono degli oggetti incustoditi su un mezzo pubblco?!?! MAI! E poi cos’è una “dora celtica”? Un fiume?!? Alla fine guardando, vedo che è mezza chitarra e mezza arpa, completamente scordata e un po’ mi ha ricordato un taglia uova. Avete mai provato a suonarli come una chitarra? Io sì.
Alla fine frego lo strumento e scendo dalla metro pazza. Alla stazione trovo gente che, probabilmente, era bloccata lì da decenni, perchè non sapeva come aprire una porta. Io arrivata lì, provai ad aprire una porta di uscita e una delle vecchiette mi disse “No,lasci! si apre da sola!”, ma poi quando schiacciai un bottone e la porta si aprì, uscirono tutti come una mandria di buoi! Arrivati all’esterno, mi osservai un po’ intorno e sulla destra vidi dei bambini, vestiti da volontari dei carabinieri, saltellare e fare ginnastica con un istruttore. Erano tutti un po’ panzutelli devo dire.
Bon, finita l’ennesima stranezza, non arrivo neanche a destinazione e me ne torno a casa. Faccio vedere la “dora celtica” a mio fratello, che scopre che si può suonare pure a fiato. Evvai! Inoltre vi si poteva estrarre anche un elmo di un’armatura. Mai visto niente di più strano!