"Se ne rimase immobile con questi desideri, e con il sentimento che le vita sia un insieme di attimi che mai una sola volta, neanche una sola volta riusciamo a controllare, che sfuggono, anticipano o ritardano senza preavviso e si prendono gioco di chi tenta di ingannare il dolore riempiendo il cuore di nuvole e cielo." ●Ugo Riccarelli, il dolore perfetto. Se c’è un dolore al quale non possiamo sottrarci è il dolore perfetto, è l’unico che ha inizio e fine, che ha compimento nel perpetuarsi, cambiando forma, sostanza, cambiando scopo e fine ultimo, completandosi in un ciclo, richiudendosi in un cerchio perfetto. Se è dunque vero che non possiamo schivare il dolore è vero anche che possiamo accettarlo senza esclusione alcuna, senza risparmiare nessuna singola lacrima che del dolore ne è il simbolo e del dolore la spiegazione: ogni lacrima che sgorga porta in sé l’essenza del dolore, di un corpo che si contorce, torto e svuotato, un corpo privato, ogni lacrima che accarezza quel copro ne allevia i tormenti, e scende, scivola, ma mai abbandona, una lacrima si prende cura. Così è il dolore perfetto, un dolore pieno, compiuto, un dolore che non è vittima del dolore, e nel renderlo perfetto lo mistifica e lo inganna, lo acquieta e lo rende fertile, amabile. Chi interrompe questo moto perpetuo, chi si turba dinanzi al dolore, chi se ne vergogna, chi si pente, chi abbandona, è un grido spezzato, è come una lacrima non versata: una goccia che rinnega la sua sostanza non potrà mai sperare di avere una forma. Se. “Quando ci dimentichiamo allora siamo scomparsi davvero”













